Manola 的个人资料 VIAGGIO DENTRO AL CUORE...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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7月4日 LA NOSTRA FEDE E' COME CENERE
Signore, la nostra fede è come cenere, 6月29日 IL PANE DELLA FRATELLANZASi racconta di una anziana contadina, di nome Giulia, che viveva in una fattoria con i suoi tre figli, Roberto, Michele e Francesco. Il marito le era morto durante la guerra. I tre figli, di cuore buono, erano però sempre pronti a litigare. Si volevano bene ma, bastava una parola in più ed erano litigi senza fine. A quel punto interveniva Mamma Giulia e ben presto i figli ritrovavano pace. La mamma divento vecchia, allora i figli si preoccuparono: “mamma, cerca di star sempre bene e di non morire, perché quando litighiamo chi rimetterà la pace fra noi?”. “ Ma io dovrò pur morire prima o poi”, rispose la mamma. “Allora, chiesero i figli inventa qualcosa perché quando tu non ci sarai più noi potremo rifare pace e volerci berne”. Mamma Giulia pensò a lungo alla cosa e un giorno prese un foglio, vi scrisse come dovevano essere divisi i campi fra i tre figli e aggiunse alcune raccomandazioni perché andassero sempre d’accordo. La mamma un giorno si ammalò gravemente e dal suo letto chiamò i figli, consegnò loro il suo testamento, poi prese un pane, ne fece tre parti, ne diede una a ciascuno e raccomandò “Mangiate e cercate di volervi bene”. I figli, commossi, mangiarono il pane della mamma, bagnandolo con le loro lacrime. Di lì a pochi giorni Giulia morì. Roberto, Michele e Francesco si divisero serenamente i campi e ognuno si mise a lavorare il suo. Ma un giorno Roberto e Michele scoprirono che il confine fra i loro campi non era chiaro. Ben presto si misero a litigare. Stavano per fare a botte, quando arrivò Francesco. Egli si mise in mezzo a loro: “Non ricordate la mamma? Perché non facciamo come quel giorno che ci ha chiamati al suo capezzale?”. Presero un pane, ne fecero tre parti, ne presero una per ciascuno e si misero a mangiare. Mentre mangiavano nella mente di Roberto e Michele si riaccese l’immagine della mamma; il suo volto e le sue parole scendevano nel loro cuore come una medicina. Scoppiarono in un pianto dirotto e fecero pace. La pace non durava molto, perché occasioni di litigio ne incontravano spesso. Però avevano imparato la soluzione: ogni volta che si creava un’occasione per litigare, i tre fratelli si sedevano attorno ad un tavolo, prendevano un pane, lo mangiavano insieme; ben presto scompariva la rabbia e tornava la pace. 6月27日 ORA LO SAI ANCHE TUOra lo sai anche tu
che significhi nascere, ora conosci anche tu le porte che si rinchiudono, ora hai sentito le risate di chi sente parlare di Nazaret o della bottega di un carpentiere... Ora sì, lo sai anche tu:
quanta fatica perché fiorisca l'ulivo, quanto penoso lavoro per un tozzo di pane, quanti sudori per versare il vino nel calice. E tu ancora tra noi, ancora per noi, per sempre con noi. Tu continui a bussare al cuore dell'uomo, e lo segui, lo insegui, per narrargli di te e dei tuoi progetti di pace, del tuo invito a preparare anche noi un mondo - il tuo - nuovo.. 6月19日 LE DIECI RICETTE PER FARMI FELICEDa fonte anonima, ma provenienti da Qumran2, queste ricette che io passo a voi amici di blog..
1. Non mi buco in continuazione il dito per controllare il tasso di zucchero nel sangue. (Concordo...) 2. Ricarico le mie riserve emotive guardando un tramonto, la luna piena, il volto di un bimbo, un fiore. (Più che d'accordo!) 3. Non dico mai: "le rane gracidano", ma dico: "le rane cantano".( Quando sono serena lo dico anch'io...) 4. Non voglio essere perfetto: potrei diventare nevrotico. (Ahimè.... vorrei essere perfetta,.. ma nemmeno se rinasco!) 5. Quando mi osservo nello specchio, non mi guardo: "mi sorrido". (Cerco di evitare gli specchi se non strettamente necessario...) 6. Uso il contagocce per dire "io". (Beh.... faccio il possibile e mi riesce abbastanza.) 7. Saluto sempre per primo. (Sempre, l'educazione è il biglietto da visita della persona..) 8. Mi immagino mentre sbraito, mi agito, urlo... Non sono forse un tantino ridicolo? (La calma è la virtù dei forti ... ed io sono... forte?) 9. Mi riempio il cervello di parole-vitamine: "ce la farò"; "sono piccolo, ma non basso"; "non sono bello, ma luminoso"; "finché vivo, voglio ardere"... (Ci provo, molte volte mi ripeto tutte queste cose, anche se.. sono una magra consolazione... ma io sono unica, nel senso che di Manola ce n'è una sola, irripetibile e quindi devo accettarmi cosi' come sono. Anch'io sono un dono di Dio... (A chi?!).. ma al mondo intero... Ci sarà pure una ragione se Dio mi ha fatto nascere! 10. Penso: le avversità ci sono sempre, ma Dio anche. Perciò sono sempre in vantaggio! (Egli è la mia Sorgente, la mia Luce, il mio appiglio, la mia roccia..... Guai se così non fosse, non avrei più speranze...) 6月13日 NON SCORAGGIARTIDolci fragranze del mio giardino... a tutti coloro che sono tristi come me questa sera.....
(Elisabetta della Trinità, pensieri, Il passero solitario)
Non scoraggiarsi mai. E' più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si constatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo. 6月10日 LO SGUARDO(Michel Quoist)
Adesso Signore, sto per chiudere le mie palpebre, perché i miei occhi questa sera hanno finito il loro lavoro, e il mio sguardo sta per rientrare nella mia anima dopo aver girato una giornata nel giardino degli uomini. Grazie, Signore, per i miei occhi, finestre aperte sullo spazio. Grazie per lo sguardo che trasporta la mia anima come il raggio generoso conduce la luce e il calore del tuo sole. Io ti prego nella notte, affinché domani, Signore, quando aprirò i miei occhi al chiarore del mattino, essi siano pronti a servire la mia anima e il suo Dio. Fa' che i miei occhi siano chiari, Signore, e che il mio sguardo limpido dia fame di purezza. Fa' che non sia sguardo deluso, disilluso, disperato. Ma che sappia ammirare, estasiarsi, contemplare. Concedi ai miei occhi di sapersi chiudere per ritrovarti meglio, ma senza che si distolgano mai dal mondo perché essi ne hanno paura. Concedi al mio sguardo di essere profondo per riconoscere nel mondo la tua presenza. E fa' che mai i miei occhi si chiudano sulla miseria degli uomini. Che il mio sguardo, Signore, sia pulito e saldo, ma sappia intenerirsi e che i miei occhi siano capaci di piangere. Fa' che il mio sguardo non sporchi colui che tocca. Che non disturbi ma plachi. Che non rattristi ma comunichi Gioia. Che non seduca per tener prigioniero, ma sia invitante e aiuti a superare se stessi. Fa' che disturbi il peccatore affinché vi riconosca la tua luce, ma che sia solo un rimprovero per incoraggiare. Fa' che il mio sguardo sconvolga, perché è un incontro, l'incontro con Dio. Che sia l'appello, lo squillo di tromba che mobilita tutto il mondo sulla soglia di casa, non a causa mia, Signore, ma perché Tu stai per passare. Affinché il mio sguardo sia tutto questo, Signore, una volta di più, questa sera, io ti offro la mia anima. Ti offro il mio corpo. Ti offro i miei occhi così che guardando gli uomini, miei fratelli, sia tu a guardarli, e che attraverso me Tu faccia loro un richiamo. 6月6日 I MILLE -"SE"- DEL PRETEIL PRETE E LA SUA GENTE: una storia piena di "se...se....se.."
Se sta da solo in Chiesa, "si chiude nel suo intimismo".
Se esce, "va sempre in giro, e non si trova mai". Se va a benedire le case (o meglio, le famiglie), "non è mai in Chiesa". Se non va, "non fa nulla per conoscere i suoi parrocchiani". Se qualche volta accetta di andare al bar "è uomo di mondo". Se non accetta, "vive isolato". Se si ferma in strada a parlare con la gente, è "pettegolo". Se non si ferma "è scostante". Se parla con le vecchiette, "perde il tempo". Se dialoga con le giovani è "un donnaiolo". Se sta insieme e gioca con i ragazzi "forse è di tendenze equivoche". Se non li frequenta, "trascura di compiere il suo principale dovere". Se accoglie in casa certe persone, "è imprudente". Se non le accoglie, "non si comporta da cristiano sensibile". Se in chiesa afferma verità scottanti, "fa politica". Se tace è "menefreghista". Se predica un minuto in più diventa "interminabile". Se parla o predica poco "non ha autorità" o "è impreparato". Se si occupa dei malati "dimentica i sani". Se accetta inviti a pranzo o a cena "è un mangione e un beone". Se rifiuta, "non sa vivere in società". Se organizza incontri e riunioni "sta sempre a scocciare". Se tace e ascolta, "si lascia sopraffare da quelli che comandano". Se cerca di fare qualche aggiornamento, "butta via tutto quello che c'è da conservare". Se ritiene valide alcune tradizioni, "non capisce i tempi attuali". Se è d'accordo con il vescovo, "si lascia strumentalizzare e non ha personalità". Se non condivide tutto quello che il vescovo propone, "è fuori della Chiesa". Se chiede la collaborazione dei fedeli, "è lui che non vuol far niente". Se agisce da solo, "non lascia spazio agli altri". Se si occupa degli immigrati (o extracomunitari) "è imprudente". Se non si interessa, "è un grande egoista che non vuole rogne". Se organizza gite, pellegrinaggi, "pensa solo a far soldi". Se non organizza, "è indolente e non ha iniziative". Se fa il bollettino parrocchiale, "spreca tempo e soldi". Se non lo fa, "non informa i fedeli sulle attività della parrocchia". Se si ferma a casa, "non è mai reperibile in ufficio". Se inizia la santa Messa in orario, "il suo orologio è sempre avanti". Se comincia un attimo dopo, "fa quello che vuole e non rispetta gli altri". Se a tutti ricorda e sottolinea il dovere della partecipazione e della solidarietà, "è sempre arrabbiato e nervoso; e, in ogni occasione, bussa a quattrini". Se indossa la veste talare "è un sorpassato". Se veste da borghese, "nasconde la sua identità". Se... se... se...
Signore, dimmi tu: ma come dovrebbe essere il prete?
Risposta di Gesù Cristo): "Un innamorato di Dio". 6月3日 Ho vissuto una intensa esperienza di Dio(Note di Pastorale Giovanile, n. 1/ gennaio 1999)
Carissimo amico o amica,
Voglio farti qualche confidenza sulla mia relazione con Dio. Dio occupò il centro della mia vita. Per arrivare a quest'esperienza dovetti fare un notevole sforzo di personalizzazione e di interiorizzazione e mettere in gioco tutte le dimensioni della mia persona: intelligenza, sentimenti, atteggiamenti. E ti posso assicurare che sempre mi sentii pienamente me stesso.
Dio occupò il centro della mia vita come un Padre che mi amava intensamente, con un amore somigliante a quello che sente una madre quando il suo figlio sta per nascere, per questo osai chiamarlo "papà"; Questo amore di Dio - Padre fu la roccia ferma su cui appoggiai sempre la mia vita.
Mi costò molto far capire alla gente che Dio ama gratuitamente, cioè, senza che in noi ci siano motivi speciali perché lui ci ami: essere buoni, bravi, intelligenti, ecc. Per questo narrai le parabole, come quella del padre che accoglie il suo figlio che se n'era andato da casa o quella dei lavoratori della vigna che ricevono lo stesso stipendio anche se non hanno lavorato tutti le stesse ore.
Non è stato facile convincere quella donna samaritana a cui chiesi di darmi un po' d'acqua, che Dio è come una fonte d'acqua che toglie la sete per sempre. Basta relazionarsi con lui in Spirito e verità. Per questo, sentii una grande necessità di lodarlo, di rendergli grazie, soprattutto, quando vidi che le mie parole sul Regno di Dio arrivavano al cuore della gente semplice.
Riconosco che davanti ai grandi avvenimenti - la chiamata degli apostoli, il discorso sul monte, ecc. - mi piaceva passare la notte pregando da solo con Lui, ascoltavo il suo filo di voce dentro di me, vedevo una presenza amorosa nelle persone a cui dovevo parlare e guarire il giorno dopo. Il cielo pieno di stelle della Palestina faceva più maestosa e bella la sua presenza.
Arrivai addirittura a dire, non senza un po' di paura di non essere capito e di scandalizzare i farisei e gli scribi di Israele, che il mio cibo era fare la volontà del Padre mio, anzi che Dio e io eravamo la stessa cosa.
Non credere che questo fare la volontà di Dio fosse, qualcosa di facile. L'ansia di potere e di fama bussavano continuamente alla mia porta, soprattutto quando la gente mi perseguitava per farmi re. Molte volte, ho avuto la sensazione di usare Dio, di fare di Lui un idolo secondo la mia misura e convenienza.
Ci sono stati dei momenti in cui il cammino è diventato più duro. Ci sono stati momenti di solitudine e di sconfitta a causa dell'incomprensione e dell'abbandono dei miei amici. Vivere la relazione con Dio come Padre fu allora un'esperienza dolorosa, soprattutto nel momento della verità, quando la mia vita scorreva inesorabilmente verso la morte.
Nell'orto degli ulivi, il sudore e il sangue inzupparono la mia tunica. Dio rimaneva muto di fronte alla mia passione e alla mia morte. La gente ai piedi della croce mi ricordava con ironia che sempre avevo chiamato Dio Padre e sulla croce arrivai a dubitare di Lui. Però finalmente vinsi la tentazione. Mi misi nel buio tunnel della morte convinto di una cosa sola: Dio era mio Padre e Lui sapeva cosa farsene della mia vita.
Il giorno di Pasqua fu, e continua ad essere, la prova che lui non era nel torto. Quel giorno Dio gridò all'umanità intera e continua a farlo fino ad oggi, che la Croce è la fonte da dove sgorga la vita; che il chicco di grano, se non muore, non produce frutto; che una candela deve consumarsi pian piano se vuole illuminare; che il sale per dare sapore deve sciogliersi; che il lievito deve mescolarsi con la massa fino a scomparire per fare un buon pane per tutti, soprattutto per i più poveri ed emarginati.
Gesù di Nazareth 5月30日 VERSO DOVE?Don Aldo Rabino, Vivere non è un assurdo
Com'è facile parlare dell'oppressione dei popoli, della violenza! Le chiacchiere sono un alibi per nascondere il pensiero; ma, molto più, per seppellire i fatti. Il grido "ho fame", "ho sete", "non ho casa", "sono nudo" ha sempre attraversato la terra e turbato il cuore dei ricchi, ma era un'emozione necessaria per dare uno sfondo alla festa.
Parlare, sentire, commuoversi è facile.
Difficile è scendere nel concreto, lasciare la superficie e calarsi a fondo nella realtà. Cos'è che c'impedisce, ci frena, ci paralizza? Se ci riflettiamo bene è la paura di non poter più - imboccata la strada di una scelta radicale per i poveri - tornare indietro. Eppure la fede senza le opere è morta, non si può dire d'essere cristiano senza una scelta radicale, con tutto ciò che di scomodo questa comporta.
Cristo è stato esplicito - "Andate, predicate, battezzate" - lui ha vissuto nella propria carne il sapore della testimonianza, del logorio, il patimento di dover essere accolti a sassate, di essere derisi e infine di essere messi a Morte. Credere nei poveri è lavorare, è un buttarsi dentro.
Non servono le mie o le tue idee. Serve il mio e il tuo impegno, messi insieme e vissuti in mezzo ai poveri. L'uomo del duemila non ha bisogno di parole ma di fatti, di cose concrete. Il mondo soffre per la guerra e la fame. Ma forse soffre più per la mancanza di gesti vivi, di realtà concrete, di piccole cose e attenzioni. Ma qual è la meta? Aiutare i poveri, quelli che hanno realmente bisogno, coloro che un po' tutti insieme abbiamo emarginato e messi da parte.
L'aiutare i poveri richiede atti di amore continuati, esige un buttarsi via, stando con loro. Non sono cose da dire ma da fare. Troppe volte sono state predicate, dimenticando che la vera sensibilizzazione è cio che Facciamo e cio che siamo. Alla base di questa conversione ci sta il lavoro; il lavoro duro che è fatica, che è sudore. "Lavoro non chiacchiere". Ciò che mette in crisi gli altri è il fare noi le cose, stando nel duro, anziché fare chiacchiere dure o discorsi da duri. Il gioco è questo: "perdere un po' alla volta noi stessi per aiutare poco alla volta gli altri".
È una strada dura, ci parrà di soffocare, ma alla fine saremo contenti di non aver chiuso la vita in passivo. Allora finalmente saremo uomini! 5月18日 ETICA(Clive Staples Lewis, Il cristianesimo così com'è, Adelphi)
Alcuni dicono che comportarsi bene, se non significa fare ciò che giova a un determinato individuo in un determinato momento, significa tuttavia fare ciò che giova all'insieme del genere umano; e che quindi in questo non c'è niente di misterioso. Gli esseri umani, in fin dei conti, non sono privi di senno, e capiscono che si può essere veramente sicuri o felici soltanto in una società nella quale ognuno agisca correttamente; per questo cercano di comportarsi bene. Ora, è verissimo che sicurezza e felicità possono derivare soltanto dall'onestà, equità e gentilezza reciproca degli individui, classi e nazioni. E' una delle verità più importanti del mondo. Ma come spiegazione del nostro modo di sentire riguardo al giusto e all'ingiusto, alla ragione e al torto, è fuor di proposito. Se io chiedo: "Perché dovrei essere altruista?" e voi rispondete: "Perché giova alla società", io posso ribattere: "Perché dovrei curarmi di ciò che giova alla società, quando non giova a me personalmente?"; e voi allora dovrete dire: "Perché bisogna essere altruisti", il che ci riporta al punto di partenza. Dite una cosa vera, ma non fate un passo avanti. 5月14日 PREGHIERA DI UN RAGAZZO(Dal catechismo "Sarete miei testimoni")
Ho tutto il futuro davanti a me,
tutta la vita, Signore. E io l'affido a te, perché impari a viverla aiutando gli altri e pensando agli altri con gioia e generosità. Tienimi per mano, Gesù, e non sarò più schiavo del mio peccato. In questo momento sono davanti a te e voglio esserlo per sempre. 5月11日 IL BOZZOLO DELLA FARFALLAUn uomo trovò il bozzolo di una farfalla. Un giorno apparì una piccola apertura.
Si sedette e guardò per diverse ore la farfalla mentre lottava per far passare il suo corpo attraverso quel piccolo buco.
Poi sembrò che non facesse più alcun progresso. Appariva come se fosse uscita per il massimo che poteva e non potesse avanzare ulteriormente. Così l'uomo decise di aiutare la farfalla. Prese un paio di forbici e divise in due la parte del bozzolo ancora chiusa. La farfalla ne emerse facilmente.
Ma aveva un corpo gonfio e piccole ali avvizzite. L'uomo continuò a guardare la farfalla, perché si aspettava che, da un momento all'altro, le ali si sarebbero ingrandite ed espanse in modo tale da essere in grado di sorreggere il corpo, che si sarebbe, nel frattempo, sgonfiato. Non successe niente! Di fatto la farfalla impiegò il resto della sua vita trascinandosi intorno, con un corpo gonfio e ali avvizzite. Non fu mai capace di volare.
Quello che l'uomo, nella sua precipitosa gentilezza non aveva capito, fu che la ristrettezza del bozzolo e la lotta richiesta alla farfalla per uscire da quella piccola apertura, erano il modo Divino per far fluire i fluidi dal corpo della farfalla alle sue ali, in modo che sarebbe stata in grado di volare, una volta che avesse finalmente guadagnato la libertà, fuori dal bozzolo. 5月2日 PREGHIERA A DIO MISERICORDIOSO(Dr. Raffaele Mezza, Calendario Padre Indovino 2000)
Signore ti ringrazio, quando mi fai capire che anche l'uomo adulto ha bisogno del Padre. Signore ti ringrazio, quando mi fai constatare che senza di Te il mondo, anche perfezionato dalle tecnologie, non farà mai progressi. Signore ti ringrazio, quando mi fai toccare con la mano che l'uomo, senza la Tua grazia rimarrà sempre lupo contro l'altro uomo. Signore ti benedico, ogni volta che tappi i buchi della mia anima foracciata dai peccati. Signore ti benedico, per tutte le volte che colmi le falle delle mie delusioni. Signore ti benedico, per ogni volta che, additandomi i veri valori della vita, tappi i buchi dei miei insuccessi. Signore ti benedico, quando riempi col Tuo amore i buchi profondi della mia solitudine. Signore ti benedico, quando mi mandi il Tuo Spirito Consolatore per farmi uscire dalla angoscia. Signore ti lodo, quando mi sostieni nei miei fallimenti, ricordandomi che chi possiede Te, possiede tutto. Signore ti lodo, quando nella mia presunzione di poter fare da solo, mi affaccio al baratro della disperazione e Tu mi afferri con la Tua mano paterna e forte. Signore ti lodo, quando la paura del dolore mi fa rifugiare nelle Tue braccia paterne. Signore ti lodo, quando infine tapperai il buco della mia morte riempiendolo della tua vita eterna. 4月24日 LETTERA A MASSIMO, LADRO ZINGARO AMMAZZATO.A Molfetta, durante una tentata rapina un metronotte, per legittima difesa, sparò e uccise il ladro, uno zingaro. Il Vescovo, Monsignor Tonino Bello, saputa la notizia si recò al cimitero e rimase contristato dalla solitudine del morto: non c'era nessuno alle sue esequie e scrisse una lettera ad un uomo che non l'avrebbe mai letta, a Massimo, il ladro zingaro ammazzato.
Ho saputo per caso della tua morte violenta, da un ritaglio di giornale. Mi hanno detto che ti avrebbero seppellito stamattina, e sono venuto di buon'ora al cimitero a celebrare le esequie per te.
Ma non ho potuto pronunciare l'omelia. Perché alla mia messa non c'era nessuno. Solo don Carlo, il cappellano, che rispondeva alle orazioni. E il vento gelido che scuoteva le vetrate. Sulla tua bara, neppure un fiore. Sul tuo corpo, neppure una lacrima. Sul tuo feretro, neppure un rintocco di campana. Ho scelto il Vangelo di Luca, quello dei due malfattori crocifissi con Cristo, e durante la lettura mi è parso che la tua voce si sostituisse a quella del ladro pentito: «Gesù, ricordati di me!...». Povero Massimo, ucciso sulla strada come un cane bastardo, a 22 anni, con una spregevole refurtiva tra le mani che è rotolata nel fango con te! Povero randagio. Vedi: sei tanto povero, che posso chiamarti ladro tranquillamente, senza paura che qualcuno mi denunzi per vilipendio o rivendichi per te il diritto al buon nome. Tu non avevi nessuno sulla terra che ti chiamasse fratello. Oggi, però, sono io che voglio rivolgerti, anche se ormai troppo tardi, questo dolcissimo nome. Mio caro fratello ladro, sono letteralmente distrutto. Ma non per la tua morte. Perché, stando ai parametri codificati della nostra ipocrisia sociale, forse te la meritavi. Hai sparato tu per primo sul metronotte, ferendolo gravemente. E lui si è difeso. E stamattina, quando sono andato a trovarlo in ospedale, mi ha detto piangendo che anche lui strappa la vita con i denti. E che, con quei quattro luridi soldi per i quali rischia ogni notte la pelle, deve mantenere dieci figli: il più grande quanto te, il più piccolo di un anno e mezzo. No, non sono amareggiato per la tua morte violenta. Ma per la tua squallida vita. Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, ti aveva ingiustamente ucciso tutta la città. Questa città splendida e altera, generosa e contraddittoria. Che discrimina, che rifiuta, che non si scompone. Questa città dalla delega facile. Che pretende tutto dalle istituzioni. Che non si mobilita dalla base nel vedere tanta gente senza tetto, tanti giovani senza lavoro, tanti minori senza istruzione. Questa città che finge di ignorare la presenza, accanto a te che cadevi, di tre bambini che ti tenevano il sacco! Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, ti avevano ingiustamente ucciso le nostre comunità cristiane. Che, sì, sono venute a cercarti, ma non ti hanno saputo inseguire. Che ti hanno offerto del pane, ma non ti hanno dato accoglienza. Che organizzano soccorsi, ma senza amare abbastanza. Che portano pacchi, ma non cingono di tenerezza gli infelici come te. Che promuovono assistenza, ma non promuovono una nuova cultura di vita. Che celebrano belle liturgie, ma faticano a scorgere l'icona di Cristo nel cuore di ogni uomo. Anche in un cuore abbrutito e fosco come il tuo, che ha cessato di batter per sempre. Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, forse ti avevo ingiustamente ucciso anch'io che, l'altro giorno, quando c'era la neve e tu bussasti alla mia porta, avrei dovuto fare ben altro che mandarti via con diecimila miserabili lire e con uno scampolo di predica. Perdonaci, Massimo. Il ladro non sei solo tu. Siamo ladri anche noi perché prima ancora che della vita, ti abbiamo derubato della dignità di uomo. Perdonaci per l'indifferenza con la quale ti abbiamo visto vivere, morire e seppellire. Perdonaci se, ad appena otto giorni dall'inizio solenne del l'anno internazionale dei giovani, abbiamo fatto pagare a te, povero sventurato, il primo estratto conto della nostra retorica. Addio, fratello ladro. Domani verrò di nuovo al camposanto. E sulla tua fossa senza fiori, in segno di espiazione e di speranza, accenderò una lampada. 4月15日 TUTTO PARLA DI DIO(S. Agostino)
Ho interrogato la terra e mi ha risposto: "Non sono io il tuo Dio". Tutto ciò che vive sulla sua superficie mi ha dato la medesima risposta. Ho interrogato il mare e gli esseri che lo popolano e mi hanno risposto: "Non siamo noi il tuo Dio, cerca più in alto". Ho interrogato il cielo, il sole, la luna, le stelle: "Neppure noi siamo il Dio che tu cerchi". Allora ho detto a tutti gli esseri che io conosco attraverso i miei sensi: "Parlatemi del mio Dio, dal momento che voi non lo siete, ditemi qualcosa di lui". Ed essi hanno gridato con la loro voce possente: "E' Lui che ci ha fatto!". Per interrogarli, io dovevo solo contemplarli, e la loro bellezza era la loro risposta. 4月8日 SIETE LI'(Madre Teresa, ai giovani durante un Congresso Eucaristico) Oggi fra i giovani del mondo, Gesù vive la propria passione nei giovani sofferenti, affamati, handicappati... in quel bambino che mangia un pezzo di pane, briciola dopo briciola, perché sa che, quando quel tozzo di pane sarà finito, non ce ne sarà più e avrà di nuovo fame. Ecco una stazione della Via Crucis. Siete lì con quel bambino? E quelle migliaia che muoiono, non solo per un tozzo di pane, ma per un po' d'amore, di considerazione... Ecco una stazione della Via Crucis. Siete lì? E quando i giovani cadono, come Gesù è caduto più e più volte per noi, noi siamo lì come Simone il Cireneo, a risollevarli, a prendere su di noi la croce? I barboni, gli alcolizzati, i senzatetto vi guardano. Non siate come quelli che guardano senza vedere. Guardate e vedete. Possiamo iniziare a percorrere la Via Crucis, passo dopo passo, con gioia. Gesù si è fatto pane della vita per noi. Abbiamo Gesù, sotto forma di pane della vita a darci forza. 4月4日 NOTIZIA DALL'ARCIDIOCESI DI LUCCALe festività nella chiesa d'Oriente e d'Occidente
La domenica che precede la solennità della Pasqua è detta "delle palme" sia in Oriente che in Occidente e commemora l'entrata di Gesù in Gerusalemme. Nella tradizione di Costantinopoli la "grande e santa settimana" comincia con il sabato di Lazzaro di cui si ha eco anche nella liturgia domenicale. Il tropario ripetuto a tutti gli uffici dei due giorni si esprime così: "Con sepolti con te nel battesimo, o Cristo Dio nostro, per la tua resurrezione siamo stati resi degni della vita immortale e inneggiando acclamiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore" Incontri in S. Martino
Il Centro di Cultura della nostra Arcidiocesi propone per il quarto anno gli Incontri in S. Martino sul tema: Tradizione e futuro. Tali incontri culturali aperti al dialogo con la città, vogliono essere non solo un'opportunità di approfondimento per i credenti, ma anche una apertura con ogni uomo che cerca con cuore sincero. Meeting di Formazione Creativestate CREATIVESTATE è rivolto a Tutti coloro che operano in ambito educativo con Bambini, Ragazzi, e Giovani: Educatori, Animatori di Gruppi Giovani e Giovanissimi, Insegnanti, Capi Scout, Educatori di AC, Collaboratori della pastorale Giovanile, etc... 3月29日 IL GRILLO DEL SIGNOR FABRE(Bruno Ferrero)
Siamo a Londra. In una vasta e tumultuosa via alberata di Londra. Strepito di cavalli e di carrozze, vociare di mercanti e di strilloni. Trambusto di uomini e di mezzi. Chi corre perché ha fretta. Chi passeggia. Un po' di tutto. Un via vai continuo. Ma ecco... quel signore che si è fermato. Pare in ascolto. Ma di che? Trattiene per un braccio l'amico e gli sussurra: "Senti? C'è un grillo!". L'amico lo guarda stralunato: com'è possibile sentire il cri-cri di un grillo in quel mondo di rumori? "Ma cosa dice, professore? Un grillo?!". E il signore, che si è fermato, come guidato da un radar, si accosta lentamente a un minuscolo ciuffo d'erba ai piedi di un albero. Con delicatezza sposta steli e dice: "Eccolo!". L'amico si curva. E' davvero un piccolo grillo. Stupore per il fatto del grillo a Londra. Ma doppio stupore per averlo sentito. D'accordo. Per avvertire certe "voci", occorre grande capacità d'ascolto. E quel signore ce l'aveva.
Era il grande etmologo francese Jean Henry Fabre. E la sua grande capacità di ascolto era rivolta in modo specifico al mondo degli insetti. "Ma come ha fatto a sentire il grillo in tutto questo chiasso?" domanda l'amico al signor Fabre, mentre riprendono il cammino. "Perché voglio bene a quelle piccole creature. Tutti sentono le voci che amano, anche se sono debolissime. Vuoi che proviamo?". Il signor Fabre si ferma. Estrae dal borsellino una sterlina d'oro e la lascia cadere a terra. E' un piccolo din, ma una decina di persone che camminano sul marciapiede si voltano di scatto a fissare la moneta. "Hai visto" dice il signor Fabre, "Queste persone amano il denaro e ne percepiscono il suono, anche tra lo strepito più chiassoso". Per avvertire certe "voci" occorre una grande capacità di ascolto. E la capacità di ascolto di certe "voci" c'è, se tu quelle "voci" le ami. Il signor Fabre è stato un grande nel mondo degli insetti per la sua capacità di ascolto, scaturitagli dal suo amore verso quelle piccole creature. Chi vuol diventare "grande" - in qualunque campo, soprattutto nel "campo" di Dio" - deve avere una grande capacità di ascolto. 3月22日 DISCESA AGLI INFERI DEL SIGNORE ATTIMI DI RIFLESSIONE PER OGNUNO DI NOI...... Leggiamo e meditiamo con il cuore, la mente e lo spirito in preparazione della SS. Pasqua .
Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme; la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella Carne ed è sceso a scuotere il regno degli Inferi. Certo Egli va a cercare il primo Padre, come la pecorella smarrita.- egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra della morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della Croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: " sia con tutti il mio Signore". E Cristo rispondendo disse a Adamo: " e con il tuo Spirito". Presolo per mano, lo scosse, dicendo: " svegliati, tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Io sono il tuo Dio che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nelle mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: uscite! A coloro che erano nelle tenebre: siate illuminati! A coloro che erano morti: risorgete! A te comando: svegliati, tu che dormi! Infatti, non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno.Risorgi dai morti, Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me ed io in te siamo, infatti, un'unica e indivisa natura. Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo, per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi sono diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del Paradiso Terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avrei malamente allungato la tua mano all'albero. Morì sulla Croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel Paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti liberò dal sonno dell'inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te. Sorgi, allontaniamoci di qui, il nemico ti fece uscire dalla Terra del Paradiso, io invece non ti rimetto più in quel Giardino, ma ti colloco sul Trono Celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma Io, che sono la Vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio si che i cherubini ti adorino quasi come Dio anche se non sei Dio.
Il trono Celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la Mensa apparecchiata, l'Eterna Dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il Regno dei Cieli" 3月20日 DIOCESI DI LUCCAGiovanni Paolo II: Un Papa nella storia
In occasione del quarto anniversario della morte di Giovanni Paolo II presentiamo per la terza volta l'iniziativa di un convegno in sua memoria. L'evento servirà ad approfondire il dialogo interculturale con tutti i laici e le altre religioni sul territorio e sarà destinato soprattutto ai giovani che hanno tanto amato questo Papa e che attraverso i suoi messaggi ne terranno vivo il ricordo continuando il loro cammino verso Dio come Giovanni Paolo II ha sempre comunicato. Sarà per questo richiesta la presenza delle scuole. Il convegno si terrà il 31 marzo 2009 nell'Auditorium di San Romano dalle 9,30 alle 12,30. Sperimentare il deserto in città
Venerdì 20, sabato 21 e domenica 22, chiesa della Rosa-Lucca: sperimentare il deserto nella città, con fratel Arturo Paoli Vedi comunicato stampa Tra fede e dubbio La via stretta del cristiano del XXI secolo: sabato 28 marzo 2009 Incontro con il Prof. Paolo Ricca docente emerito della Facoltà Teologica Valdese di Roma ore 16.30 presso il Nuovo Centro Parrocchiale di S. Anna via Togliatti, 51 |
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