Manola 的个人资料 VIAGGIO DENTRO AL CUORE...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


2月27日

IL LUPO CHE DIVENNE UOMO

 
 
 
(Piero Gribaudi, Fiabe della Notte Santa)
C'era una volta, in un bosco, un lupo molto feroce. Si nutriva di polli e di conigli e attaccava le greggi e gli armenti del villaggio. Anche i bambini non uscivano più a giocare. Il lupo era diventato il terrore di tutti. Si presero provvedimenti: gli animali dovevano vivere dentro recinti e trappole di ogni tipo vennero appostate nei dintorni. Il lupo cominciò a sentirsi braccato e vagava per il bosco, sempre più affamato.
Una sera, inaspettatamente, una stupenda luce illuminò il cielo e durò per tutta la notte. Ad un certo momento diversi gruppi di pastori cominciarono ad arrivare da ogni dove. Andavano tutti verso la medesima direzione. Che cosa stava succedendo?
Il lupo decise di seguirli, tenendosi a debita distanza. Li vide entrare in una grotta. Non si capiva che cosa vi trovassero. Quando uscirono, sembravano trasfigurati e anche una giovane donna comparve in mezzo a loro. Era un'occasione propizia. Il lupo furtivamente si intrufolò nella grotta.
Su una minuscola stuoia, un bambino molto piccolo stava disteso e giocava con un filo d'erba tra le dita. Il lupo si illuminò. Ecco il cibo sognato da tanto tempo. La mamma era ancora fuori con gli ospiti e non si sarebbe accorta. Avvicinò il muso al bambino. Sarebbe stata questione di un attimo. Ma successe qualcosa d'inaspettato. Il bambino non si spaventò, non pianse. Lo guardò, anzi, negli occhi, gli sorrise e allungando la manina accarezzò quel muso sporco di polvere. E gli disse: "Ti voglio bene".
Nessuno glielo aveva mai detto. La sua pelliccia di lupo si sfilacciò come una vecchia camicia. Dentro comparve un giovane uomo.
Chinato verso il bambino, trasformato, continuava a gridargli "Grazie! Grazie! Grazie!". Poi corse via. Che cos'altro poteva fare questo ex-lupo se non correre in ogni angolo della terra e raccontare a tutti ciò che quel bambino aveva fatto di lui?
2月24日

FATHER FORGETS

(Bruno Ferrero, Il canto del grillo)
Ascolta, figlio: ti dico questo mentre stai dormen­do con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte. Mi sono
 
Ascolta, figlio: ti dico questo mentre stai dormen­do con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte.
mi sono introdotto nella tua camera da solo: pochi minuti fa, quando mi sono se­duto a leggere in biblioteca, un'ondata di rimorso mi si è abbattuta addosso, e pieno di senso di colpa mi avvicino al tuo letto.
E stavo pensando a queste cose: ti ho messo in croce, ti ho rimproverato mentre ti vestivi per andare a scuola perché invece di lavarti ti eri solo passato un asciugamano sulla faccia, perché non ti sei pulito le scarpe. Ti ho rimproverato aspramente quando hai buttato la roba sul pavimento.
A colazione, anche lì ti ho trovato in difetto: hai fatto cadere cose sulla tovaglia, hai ingurgitato cibo come un affamato, hai messo i gomiti sul tavolo. Hai spalmato troppo burro sul pane e, quando hai comin­ciato a giocare e io sono uscito per andare a prendere il treno, ti sei girato, hai fatto ciao ciao con la manina e hai gridato: «Ciao, papino!» e io ho aggrottato le sopracciglia e ho risposto: «Su diritto con la schiena!». E tutto è ricominciato da capo nel tardo pome­riggio, perché quando sono arrivato eri in ginocchio sul pavimento a giocare e si vedevano le calze buca­te. Ti ho umiliato davanti agli amici, spedendoti a casa davanti a me. Le calze costano, e se le dovessi comperare tu, le tratteresti con più cura. Ti ricordi più tardi come sei entrato timidamente nel salotto dove leggevo, con uno sguardo che parlava dell'offesa subita? Quando ho alzato gli occhi dal giornale impaziente per l'interruzione sei rimasto esitante sulla porta. "Che vuoi?", ti ho aggredito brusco. Tu non mi hai detto niente, sei corso verso di me e mi hai buttato le braccia al collo e mi hai baciato e le tue braccine mi hanno stretto con l'affetto che Dio ti ha messo nel cuore e che, anche se non raccolto, non appassisce mai. Poi te ne sei andato sgambettando giù dalle scale. Be', figlio, è stato subito dopo che mi è scivolato di mano il giornale e mi ha preso un'angoscia terri­bile. Cosa mi sta succedendo? Mi sto abituando a tro­vare colpe, a sgridare; è questa la ricompensa per il fatto che sei un bambino, non un adulto? Nient'altro per stanotte, figliolo. Solo che son venuto qui vicino al tuo letto e mi sono inginocchiato, pieno di vergo­gna.
E' una misera riparazione, lo so che non capiresti queste cose se te le dicessi quando sei sveglio. Ma domani sarò per te un vero papà. Ti sarò compagno, starò male quando tu starai male e riderò quando tu riderai, mi morderò la lingua quando mi saliranno alle labbra parole impazienti. Continuerò a ripeter­mi, come una formula di rito: «E' ancora un bambi­no, un ragazzino!». Ho proprio paura di averti sempre trattato come un uomo. E invece come ti vedo adesso, figlio, tutto appallottolato nel tuo lettino, mi fa capire che sei an­cora un bambino. Ieri eri dalla tua mamma, con la testa della spalla. Ti ho sempre chiesto troppo, troppo.

 

MERAVIGLIOSO... NON HO PAROLE..


2月18日

E DUNQUE ANCHE TU ATEO?

 
David Maria Turoldo
 
E dunque anche Tu ateo?
Fu questa la tua vera Notte, Signore,
la tua discesa agl'Inferi
avanti che ti accogliesse nel suo ventre la terra.
Credere in Lui e dubitare di Lui,
dire a tutti che ti ama,
e consumarti di amore,
e sentire che sei abbandonato.
"Padre, Abbà, papà!..."
Ora invece appena:
"Dio"; sia pure "tuo Dio"!
Alla fine, dunque non più padre?
O, perfino, che non esista?
Ma come poi avresti potuto dire:
"Nelle tue mani rimetto lo spirito"?
Avresti vinto per un atto di fede senza speranza?
Pur perduto dentro l'abisso del Nulla
ancora credevi?
Resurrezione, non altro è la risposta.
Ma Tu non sapevi!
Come noi non sappiamo.
E compatta
ancora sale sul mondo
la Notte.
 
 
 
2月17日

VOCAZIONE

Tante e tante volte Signore,
mi hai chiesto di salire sulla barca della mia vita;
spesso ho resistito alla tua richiesta;
qualche volta - poche in verità - ti ho detto di sì.
E niente è stato più come prima.
Non meravigliarti allora
se non sempre sono generoso con te;
la verità è che tu sei «traboccante»
e invece di qualche porzione di pesce per me e per i miei,
mi doni due barche così cariche che quasi affondano.
Invece di qualche ora da dedicarti
mi chiedi la vita intera
per iniziare il mestiere umanamente più assurdo:
«Non temere! D'ora in poi, prenderai uomini vivi».
Come Simone, anch'io oggi ti ripeto ancora:
«Allontanati da me perché sono indegno di te»,
ma aggiungo anche,
con l'umiltà di un cuore che vuole amarti:
prenditi la mia vita e fanne quello che vuoi!
Perché quello che conta non è avere ma donare
e l'avventura della vita è bella se la corro con te,
dono d'amore del Padre
perché ognuno gusti la vita in pienezza. Amen.
2月12日

CONTINUA........

 
 
Anche se oramai è tutto giunto al termine voglio riportare queste parole (che condivido..) Cari lettori del mio blog lascio a voi la rabbia o il sollievo.....
 
 
Scrivo ancora su Eluana Englaro, per l’ultima volta, perché sento l’esigenza di comunicare alcune riflessioni, che spero possano aiutare altre persone ad affrontare apertamente i miei stessi dubbi.


In queste ore si stanno confrontando, intorno alla drammatica vicenda di Eluana, due visioni dell’uomo. Da una parte ci sono coloro che credono che la vita non finisca sulla Terra, sotto mezzo metro di terra. Dall’altra ci sono quelli che negano con forza l’esistenza dell’eternità, dello spirito, di Dio. Da una parte c’è l’esercito della vita, che ha un’autentica speranza nel futuro dell’umanità perché ha la Speranza in Dio; dall’altra c’è l’esercito della morte, che si arrocca sulle proprie “certezze” e si barrica dietro a muri di menzogne. Per essere chiaro fino in fondo, a mio parere da una parte ci sono delle persone vive, sostenute dallo spirito di Dio, dall’altra ci sono dei morti che credono di essere vivi, ma in realtà sono “vissuti” dallo spirito demonio. In entrambi i casi, le idee e le posizioni degli avversari appaiono assurde, irrazionali e inaccettabili, ma basta cadere negli inganni del demonio o essere toccati dalla grazia di Dio perché la propria visione del mondo cambi radicalmente.

In questi giorni ho pensato spesso al valore della sofferenza e ai modi in cui può essere percepita, ma a riguardo vi propongo una riflessione di Mario Palmaro, riportata sull’ultimo numero del mensile “il Timone” (gennaio 2009).

«Vogliono provocare la morte di Eluana sostenendo che la ragazza è ormai ridotta a un vegetale, che non capisce più nulla e non avverte ciò che le accade. Vi sono molti dubbi che le cose stiano davvero così. Ma concediamolo per un momento. Se così fosse, allora non sarebbe Eluana ad avere bisogno urgente di essere uccisa. Chi infatti è incosciente non desidera nulla, né in bene, né in male. Sono quelli che le stanno intorno che vedono, pensano, soffrono, piangono.

Ecco emergere una verità terribile: i pazienti come Eluana devono essere eliminati perché costituiscono uno scandalo insopportabile per quelli che stanno bene, per i familiari, per il personale medico, per la società intera. La modernità ha convinto milioni di uomini che si può vivere benissimo senza Dio, senza Chiesa, senza giudizio, inferno e paradiso.

L’impostura regge fintantoché le cose vanno bene: il portafoglio è pieno, la giovinezza regala vigore, gli affari vanno bene. Quando però il vento della sorte gira, l’uomo scopre tutta la sua solitudine e la sua debolezza. La malattia e la morte rappresentano il culmine di questa drammatica presa di coscienza. Per questo motivo, il capezzale di un malato, e ancor più di un moribondo, sono il luogo dove da secoli molte anime si riconciliano con Dio, chiedono di confessarsi, ricevono il viatico.

Testamento biologico ed eutanasia sono due potentissimi antidoti alle grazie che la sofferenza porta con sé. Bisogna convincere l’uomo moderno a “scegliere” la morte prima che egli possa fare i conti con la sua coscienza».


Devo infine rilevare che sia il medico responsabile della morte di Eluana che suo padre, nelle interviste rilasciate, hanno parlato più di sé stessi, di quanto fossero sconvolti da tutta la vicenda, della loro situazione di “vittime”, che della giovane e del suo attuale stato.

ALCUNE PRECISAZIONI SUL CASO ELUANA

Alcune precisazioni circa la vicenda di Eluana Englaro
(dalle note di Suor Nerina di Battista)
del professor Alessandro Bassi Luciani*

ROMA, domenica, 8 febbraio 2009 (ZENIT.org).- In merito alla tragica vicenda di Eluana Englaro, ritengo di dover fare alcune sintetiche riflessioni e precisazioni: ciò perché, in particolare in questi ultimi giorni, sono comparsi articoli e lettere sia su quotidiani che diffusi per e-mail da parte di molte persone, alcune delle quali si dichiarano cattoliche e che hanno - almeno in passato - avuto un apprezzabile ruolo anche nella nostra Diocesi; articoli e lettere che sono infarciti di errori non solo sul piano antropologico-culturale e cristiano, ma anche tecnico.

E queste precisazioni le faccio come uomo e come medico, prima ancora che come cristiano, poiché le leggi in uno Stato laico non sono né cattoliche né cristiane: sono leggi, che possono recepire l'orientamento di fede dei cittadini, ma non dipendono da questa.

1) Richiesta di pietoso silenzio: il silenzio non può calare ora, dopo che proprio la famiglia Englaro, al fine di acquisire consensi alla sua tesi, ha per anni coinvolto l'opinione pubblica, i mass-media e le autorità (sanitarie, politiche, magistratura, ecc.) proprio al fine di rendere "pubblico" il caso di Eluana, che io "scoprii" una decina di anni fa in occasione di un dibattito - di fatto a senso unico - organizzato da una ASL toscana con gli Englaro.

2) È del tutto legittimo non con dividere decisione della Magistratura, perché è politica e non giuridica (si ricordi che quella della Corte di Appello di Milano non è una sentenza, ma solo un decreto).

3) Come medico legale posso affermare che stupisce non poco che i magistrati milanesi possano aver emesso un decreto di questa portata senza far sottoporre la Englaro a perizia medico-legale, ma solo basandosi su certificazione di parte, ovvero prodotta solo dalla famiglia. Normalmente decisioni in merito alla salute delle persone (ad esempio in casi di compatibilità o meno tra salute e regime di detenzione) vengono prese dopo perizia medico-legale disposta dall'Ufficio.

4) Il Ministro Maurizio Sacconi, come la On. Eugenia Roccella, non hanno ricattato nessuno: si limitano a ribadire quali sono i compiti del Ministero della Salute.

5) Come uomo, mi pongo anche io degli interrogativi quando vengono date "certe risposte etiche", e non da ora, ma ormai da 35 anni (iniziai a dubitare della giustezza etica, e del comportamento e della incoerenza di tante persone che si dichiarano cattoliche), quando furono promulgate leggi che non rispettano l'uomo, prima fra tutte quella relativa all'aborto.

6) Eluana Englaro non è in agonia: come si può leggere su qualunque vocabolario, il termine "agonia" ha altro significato: è la condizione di lenta ed inesorabile diminuzione delle forze vitali che precede la morte; una "agonia" di 17 anni è di per sé una contraddizione! Se si attribuiscono nuovi significati alle parole esistenti, si torna alla babele (non mancano recenti esempi eclatanti). Inoltre la condizione di Eluana non è "dolorosa" per lei, poiché non ha sofferenze fisiche, non abbisognando di alcun farmaco che abbatta il dolore e che invece, per paradosso, le verrebbe somministrato al momento in cui dovesse essere costretta alla morte per inanizione e disidratazione, proprio per evitarle sofferenze fisiche (si pensi all'ipocrisia di umettare le mucose, perché altrimenti si screpolerebbero!). E se vuole attribuire il termine "dolorosa" alla sofferenza della psiche per la sua condizione, vorrebbe dire che la donna percepisce la sua condizione, ovvero che è consapevole! Senza dubbio la sua condizione è dolorosa per molti, anche se non sembra lo sia per tutti: certamente lo è per chi chiede che possa continuare a vivere.

7) Eluana non è sottoposta ad alcun accanimento, il quale, per essere tale, necessiterebbe di terapie mediche che, invece, non vengono eseguite semplicemente perché non ne ha bisogno (non va dimenticato che quando, pochi mesi fa, ebbe una grave emorragia che la portò, questa sì, vicina alla morte, a causa della ripresa del ciclo ovario (segno di inizio di regolarizzazione della sue funzioni fisiologiche?) non fu attuata nessuna terapia, né medica, né farmacologica, né trasfusionale (e da quella emergenza si riprese spontaneamente con una incredibile rapidità).

8) È invece vero che non vi è niente di terapeutico, poiché non sono "terapeutiche" le pratiche igieniche che le vengono praticate, né lo sono le passeggiate, in carrozzina, che le fanno fare le persone che la accudiscono.

9) L'alimentazione che viene somministrata ad Eluana non è né artificiale - poiché viene nutrita per bocca, con cibi fluidi e calibrati, tramite un sondino naso-gastrico che viene frequentemente rimosso (credo dopo ogni pasto) e non tramite stomia addomino-gastrica "PEG" - né forzata: se vogliamo dare il giusto significato alle parole, per evitare la babele di cui sopra, l'alimentazione è semplicemente "assistita".

10) Si legge sulla stampa che Eluana "ha espresso i suoi desideri ... in piena lucidità", ma questo non corrisponde certo al concetto di "consenso informato" che, in forza all'art. 32 della Costituzione, è alla base di ogni trattamento sanitario, sia accettato che rifiutato. Come medico legale dedico, in tutti i corsi in cui insegno, più ore di lezione per spiegare il significato del consenso informato, e ciò non come cristiano, ma solo ed esclusivamente come docente universitario, medico specializzato in medicina legale. Il consenso informato è qualche cosa di diverso rispetto al desiderio espresso in piena lucidità perché richiede una ben diversa informazione, e, soprattutto, un coinvolgimento personale che non può basarsi sull'aver saputo (od anche visto? le notizie della stampa non mi sembrano essere state esaustive in proposito) della compromissione neurologica di un amico che, credo, fosse in stato di "coma", e non in condizione di stato vegetativo persistente.

11) Negli ultimi tempi è stato sempre più adottato il termine di stato vegetativo permanente, devo ricordare che questa definizione è errata, poiché, in medicina, è permanente ciò di cui si sa non possa più guarire (ovvero irreversibile), mentre la condizione delle persone come Eluana è stato vegetativo persistente: non è una differenza da poco, se si riflette bene. Di fatto, continuare ad utilizzare l'aggettivo permanente significa rifarsi a letteratura scientifica ormai obsoleta che è ritenuta da molti antiscientifica e che, non solo in questo caso, può svelare un certo pregiudizio ideologico. Anche in questo caso, la babele del mass-media ha le sue responsabilità.

12) Ovviamente la drammaticità del caso Englaro, e delle altre centinaia e centinaia che sono presenti in Italia, non si esaurisce qui. Quello che dovremmo cercare di fare, anzi "battagliare" (nel senso più pacifico del termine), è di promuovere una sempre maggiore accoglienza verso questi fratelli (o meglio, cittadini, per evitare di essere negativamente etichettati come cristiani) che versano in condizioni così difficili. È ovvio che ciò ha un costo, e sembra che alcuni (o tanti, ma non certamente tutti) portino avanti questa "battaglia" per far morire di inanizione l'Englaro per scopi tutt'altro di etica, ma più semplicemente per scopi di bilancio. Ma se, per motivi economici, diventa "eticamente accettabile" sopprimere un invalido come Eluana, fra non molto potrebbe essere "eticamente accettabile" sopprimere anche chi ha minori invalidità, ma comunque non produce più per la società, e, chissà, si potrebbe forse arrivare, con sollievo per i bilanci della Sanità, a fare anche qualche pensierino sui tanti pensionati non più produttivi che, seriamente ammalati, sono abbisognevoli di costanti, costose e lunghe terapie. E questa non è una stupida o riprovevole ironia: fatta la strada, questa procede, con gli anni, ma procede: se ne può essere certi. Lo insegnano le precedenti esperienze: nella storia e ai nostri giorni (vedi la costante eliminazione nel grembo delle madri dei bambini Down e talassemici, che "costano" alla società somme ingenti).

13) Le preghiere, come ci insegna il Vangelo, possono anche essere pubbliche, specie quando "pubblico" è l'oggetto della preghiera e, comunque, scrivere che sono "strombazzate" è un'offesa al concetto di preghiera cristiana.


* Docente di Medicina Legale al dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Pisa
2月11日

ADDIO BAMBINA CARA...

 
 Ce l'hanno fatta.... il demonio  ha spiegato i suoi artigli ancora una volta, ma la Potenza di Dio è più forte... Eluana  vive nella Sua Gloria!
Ha smesso di respirare e chiuso gli occhi, Eluana. Per sempre. È successo ieri sera, nella clinica «La Quiete» di Udine, poco dopo le 20. E lei era sola. ........ Questo evento segna l'inizio di un qualcosa da cui non si torna più indietro. Che Dio li perdoni.... che ci perdoni tutti quanti.
2月9日

LA MORTE DELLA PARROCCHIA

 
 
(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)
 
Sui muri e sul giornale della città comparve uno strano annuncio funebre: «Con profondo dolore annunciamo la morte della parrocchia di Santa Eufrosia. I funerali avranno luogo domenica alle ore 11».
La domenica, naturalmente, la chiesa  di Santa Eufrosia era affollata come non mai. Non c'era più un solo posto libero, neanche in piedi. Davanti all'altare c'era il catafalco con una bara di legno scuro. Il parroco pronunciò un semplice discorso: «Non credo che la nostra parrocchia possa rianimarsi e risorgere, ma dal momento che siamo quasi tutti qui voglio fare un estremo tentativo. Vorrei che passaste tutti qui davanti alla bara, a dare un'ultima occhiata alla defunta. Sfilerete in fila indiana, uno alla volta e dopo aver guardato il cadavere uscirete dalla porta della sacrestia. Dopo, chi vorrà potrà rientrare dal portone per la Messa».
Il parroco aprì la cassa. Tutti si chiedevano: «Chi ci sarà mai dentro? Chi è veramente morto?». Cominciarono a sfilare lentamente. Ognuno si affacciava alla bara e guardava dentro, poi usciva dalla chiesa. Uscivano silenziosi, un po' confusi. Perché tutti coloro che volevano vedere il cadavere della parrocchia di Santa Eufrosia e guardavano nella bara, vedevano, in uno specchio appoggiato sul fondo della cassa, il proprio volto.
2月1日

INVOCAZIONE ALLO SPIRITO

 
(Don Tonino Bello, Parole d'amore)
 
Spirito di Dio che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell'universo, e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti. Questo mondo che invecchia, sfioralo con l'ala della tua gloria.
Dissipa le rughe. Fascia le ferite che l'egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle. Mitiga con l'olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscile il manto dell'antico splendore, che le nostre violenze le hanno strappato, e riversale sulle carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore.
Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell'urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.
Restituiscici al gaudio dei primordi. Riversati senza misura sulle nostre afflizioni.
Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l'albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.
Spirito Santo che riempivi di luce i Profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca, torna a parlarci con accenti di speranza. Frantuma la corazza della nostra assuefazione all'esilio.
Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute.
Dissipa le nostre paure. Scuotici dall'omertà.
Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri.
E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate nei nostri cuori.
Donaci la gioia di capire che tu non parli solo ai microfoni delle nostre Chiese.
Che nessuno può menar vanto di possederti. E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole, è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani e nelle verità dei buddisti, negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri, nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei.
Spirito Santo che hai invaso l'anima di Maria per offrirci la prima campionatura di come un giorno avresti invaso la Chiesa e collocato nei suoi perimetri il tuo nuovo domicilio, rendici capaci di esultanza.
Donaci il gusto di sentirci "estroversi". Rivolti, cioè, verso il mondo, che non è una specie di chiesa mancata, ma l'oggetto ultimo di quell'incontenibile amore per il quale la Chiesa stessa è stata costituita.
Se dobbiamo attraversare i mari che ci distanziano dalle altre culture, soffia nelle vele perché,
sciolte le gomene che ci legano agli ormeggi del nostro piccolo mondo antico,
un più generoso impegno missionario ci solleciti a partire.
Se dobbiamo camminare sull'asciutto, mettici le ali ai piedi perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città. La città terrena. Che tu ami appassionatamente. Che non è il ripostiglio dei rifiuti, ma il partner con cui dobbiamo "agonizzare" perché giunga a compimento l'opera della Redenzione.
Spirito di Dio che presso le rive del giordano sei sceso con pienezza sul capo di Gesù e l'hai proclamato Messia, dilaga su questo corpo sacerdotale raccolto davanti a te.
Adornalo di una veste di Grazia. Consacralo con l'unzione, e invitalo a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri,
e a promulgare l'anno di misericordia del Signore.
Se Gesù ha usato queste parole di Isaia per la sua autoproclamazione nella sinagoga di Nazareth e per la stesura del suo manifesto programmatico, vuole dire che anche la Chiesa oggi deve farsi solidale con i sofferenti, con i poveri, con gli oppressi, con i deboli, con gli affamati e con tutte le vittime della violenza.
Facci capire che i poveri sono i "punti di entrata" attraverso i quali tu, Spirito di Dio, irrompi in tutte le realtà umane e le ricrei. Preserva, perciò, la tua sposa dal sacrilegio di pensare che la scelta degli ultimi sia il sacrilegio di pensare che la scelta degli ultimi sia l'indulgenza alle mode di turno, e non invece la feritoia attraverso la quale la forza di Dio penetra nel mondo e comincia la sua opera di salvezza.
Spirito Santo dono del Cristo morente, fa' che la Chiesa dimostri di aver ereditato davvero. Trattienila ai piedi di tutte le croci. Quelle dei singoli e quelle dei popoli. Ispirale, parole e silenzi, perché sappia dare significato al dolore degli uomini. Così che ogni povero comprenda che non è vano il suo pianto
e ripeta con il salmo "le mie lacrime, Signore, nell'otre tuo raccogli".
Rendila protagonista infaticabile di deposizione del patibolo, perché i corpi schiodati dei sofferenti trovino pace sulle sue ginocchia di Madre. In quei momenti poni sulle sue labbra canzoni di speranza.
E donale di non arrossire mai della Croce, ma di guardare ad essa come all'antenna della sua nave,
le cui vele tu colmi di brezza e spingi con fiducia lontano.
Spirito di Pentecoste ridestaci all'antico mandato di profeti, dissigilla le nostre labbra, contratte dalle prudenze carnali. Introduci nelle nostre vene il rigetto per ogni compromesso. E donaci la nausea di lusingare i detentori del potere per trarne vantaggio.
Trattienici dalle ambiguità. Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati. Poni il tuo marchio di origine controllata sulle nostre testimonianze.
E facci aborrire dalle parole, quando esse non trovino puntuale verifica nei fatti.
Spalanca i cancelletti dei nostri cenacoli. Aiutaci a vedere i riverberi delle tue fiamme nei processi di purificazione che avvengono in tutti gli angoli della terra. Aprici a fiducie ecumeniche. E in ogni uomo di buona volontà facci scorgere le orme del tuo passaggio.
Spirito del Signore dono del Risorto agli apostoli del cenacolo,
gonfia di passione la vita dei tuoi presbiteri. Riempi di amicizie discrete la loro solitudine. Rendili innamorati della terra, e capaci di misericordia per tutte le sue debolezze. Confortali con la gratitudine della gente e con l'olio della comunione fraterna. Ristora la loro stanchezza, perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro. Liberali dalla paura di non farcela più. Dai loro occhi partano inviti a sovrumane trasparenze. Dal loro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza. Dalle loro mani grondi il crisma su tutto ciò che accarezzano. Fa' risplendere di gioia i loro corpi. Rivestili di abiti nuziali. E cingili con cinture di luce.
Perché, per essi e per tutti, lo sposo non tarderà.