Manola 的个人资料 VIAGGIO DENTRO AL CUORE...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


10月28日

OTTO COSE CHE DIO NON CI CHIEDERA QUEL GIORNO......

1. Dio non chiederà che genere di automobile hai guidato.
Chiederà quante persone hai guidato e che non avevano guida.
2. Dio non chiederà di quanti metri quadri era la vostra casa.
Chiederà quante persone avete accolto favorevolmente nella vostra casa.
3. Dio non chiederà notizie sui vestiti che avete avuto nel vostro armadio
Chiederà quante persone avete contribuito a vestire.
4. Dio non chiederà quanto alto era il vostro stipendio.
Chiederà se siete scesi a compromessi per ottenerlo.
5. Dio non chiederà quale era il vostro titolo di studio.
Chiederà se avete fatto il vostro lavoro al meglio delle vostre capacità.
6. Dio non chiederà quanti amici avete avuto.
Chiederà per quante persone siete stato un amico.
7.Dio non chiederà con quale vicinato avete vissuto.
Lui chiederà quale cura avete avuto per i vostri vicini.
8. Dio non chiederà quale era il colore della vostra pelle
Chiederà notizie sui vostri sentimenti e del vostro carattere.
Dio vi porterà amorevolmente alla vostra casa in Paradiso e non alle porte dell'inferno.
10月16日

IL TESORO DEL GIARDINIERE

(Tolstoi, Racconti)
C'era una volta un uomo che faceva il giardiniere. Non era ricco, ma lavorando sodo era riuscito a comperare una bella vigna. Aveva anche allevato tre figli robusti e sani. Ma proprio qui stava il suo cruccio: i tre ragazzi non mostravano in alcun modo di condividere la passione del padre per il lavoro campestre.
Un giorno il giardiniere sentì che stava per giungere la sua ultima ora. Chiamò perciò i suoi ragazzi e disse loro: "Figli miei, debbo rivelarvi un segreto: nella vigna è nascosto tanto oro da bastare per vivere felici e tranquilli. Cercate questo tesoro, e dividetevelo fraternamente tra voi". Detto questo, spirò.
Il giorno dopo i tre figli scesero nella vigna con zappe, vanghe e rastrelli, e cominciarono a rimuovere profondamente il terreno. Cercarono per giorni e giorni, poiché la vigna era grande e non si sapeva dove il padre avesse nascosto l'oro di cui aveva parlato. Alla fine si accorsero di aver zappato tutta la terra senza aver trovato alcun tesoro. Rimasero molto delusi.
Ma dopo qualche tempo, compresero il significato delle parole del padre: infatti quell'anno la vigna diede una quantità enorme di splendida uva, perché era stata ben curata e zappata.
Vendettero l'uva e ne ricavarono molti rubli d'oro, che poi divisero fraternamente secondo la raccomandazione del padre. E da quel giorno compresero che il più grande tesoro per l'uomo è il frutto del suo lavoro.
10月10日

AMO

(Antonio Pagano)
Piangendo Francesco
disse un giorno a Gesù:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
mi devi perdonare,
perché te solo
io vorrei amare".
Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu".
10月2日

LA RU486, la pillola che deve far ..arrossire

 
 
 
Sacconi: «Non permetteremo
che la Ru486 violi la legge»
Dal quotidiano
"L'avvenire"http://www.avvenire.it/
Le istituzioni non permetteranno che l’impiego della Ru486 vada contro o aggiri «il contenuto sostanziale» della legge 194. È il monito lanciato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nella sua audizione in commissione Sanità del Senato sulla pillola abortiva. Una seduta segnata anche dalle critiche del Pd alla lettera inviata dal presidente della Commissione, Antonio Tomassini (Pdl), al numero uno dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Sergio Pecorelli, nella quale si sottolinea «l’opportunità» che l’agenzia, «prima di pervenire alle determinazioni conclusive» sulla Ru486, «tenga nella massima considerazione le valutazioni che emergeranno a conclusione dell’indagine conoscitiva» della Commissione.

«Grave» che Tomassini abbia chiesto all’Aifa, senza consultare la Commissione, di sospendere la sua decisione: così va all’attacco la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro che, accusando la maggioranza di voler snaturare l’indagine, torna a manifestare i suoi distinguo. «Una lettera inopportuna», aggiunge Dorina Bianchi (Pd).

«Tomassini ha agito nel pieno rispetto delle regole parlamentari», ribatte il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, rinfacciando al Pd «un battibecco» tra suoi esponenti in Commissione. «L’audizione di Sacconi dimostra che l’indagine andava fatta», osserva Raffaele Calabrò (Pdl). È «pienamente giustificata», ribadisce il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella. La questione tecnica delle modalità dell’aborto farmacologico non può non essere politica: la Ru486 è compatibile con la 194? In base alla legge l’aborto «deve avvenire nelle strutture pubbliche», una garanzia per la salute delle donne e per la prevenzione: l’Italia è l’unico Paese europeo in cui l’aborto è costantemente diminuito.
Al margine della sua audizione, Sacconi evidenzia che la prossima riunione del cda dell’Aifa attesa per il 19 ottobre non permetterà ancora la commmercializzazione: è necessaria «una determina tecnica», che definisca nel dettaglio «il protocollo e il percorso». La questione su cui indaga anche la commissione, evidenzia Sacconi, è se la Ru486 è compatibile con la 194, verificando che «una compatibilità teorica» non sia «negata nei fatti».

«Il 19 l’iter si concluderà in modo definitivo», dissente Livia Turco (Pd) che non può «nascondere» la sua «soddisfazione» perché il lavoro dell’Agenzia iniziò quando era ministro della Salute. A suo dire, poi, Roccella e Sacconi non avrebbero «un minimo di credibilità per difendere la legge sull’aborto». «Smontare» la 194, risponde la Roccella, è lo scopo di chi ha sponsorizzato politicamente l’immissione in commercio in Italia della pillola. «La Turco dica con chiarezza – chiede il sottosegretario – se ritiene che l’aborto debba avvenire in regime di ricovero ordinario» e non a domicilio. «Nessuno parla di aborto a domicilio», insiste la Turco, tornando a perorare l’educazione sessuale nelle scuole. «Parla d’altro, ma evita accuratamente di rispondere», registra infine la Roccella. «Quando mai avrei attaccato la legge 194?», precisa anche Sacconi, evidenziando di averne chiesto invece «la piena attuazione». Nella sua audizione il ministro ricorda che la legge ammette l’aborto – «un atto considerato, in linea di principio, negativamente» – solo in situazioni nelle quali la salute materna è minacciata.

Quanto alla Ru486, non basta una «disciplina tecnica» teoricamente coerente con la 194: Sacconi sollecita anche «modalità di monitoraggio che consentano di verificare il grado di effettività del rispetto». E se così non fosse, le istituzioni «non potrebbero assistere passive»: saranno «necessari» interventi per un «rispetto» concreto di una «legge internazionalmente apprezzata», che «nessuna parte politica pare voler modificare».
Pier Luigi Fornari
 
     

    ALLA FINE DELLA VITA

       http://www.avvenire.it/

    Dal:quotidiano " AVVENIRE"

    LA LEGGE SULLA FINE DELLA VITA

    CON IPPOCRATE E CON OGNI MALATO SENZA COSTRUIRE "ZONE GRIGIE"

    Francesco d’Agostino

    Il rinvio a dicembre della discussione alla Ca­mera della legge sul 'fine vita' può avere di­verse motivazioni 'politiche', tutte allarmanti (ed alcune anche subdole), ma ha una sola pos­sibile spiegazione 'bioetica': a molti, a troppi (sia parlamentari che influenti opinionisti) la so­stanza specifica della questione evidentemen­te non è chiara.

    È solo così che si possono capi­re gli appelli contro l’iper-regolamentazione giu­ridica della fine vita e le martellanti esortazioni contro ogni intrusione dello Stato in quella de­licatissima 'zona grigia', all’interno della qua­le sarebbero legittimati a muoversi, con la mas­sima discrezionalità, solo medici e familiari.

    Ciò che, in buona sostanza, si chiede ormai da tan­te parti è che la legge sul fine vita, se proprio la si vuole fare, sia il più possibile 'liberale'… Da tempo sostengo, ampiamente inascoltato, che il liberalismo è un prezioso principio poli­tico- culturale (e probabilmente anche econo­mico- sociale), che è però illusorio sperare di po­ter applicare ai problemi bioetici che, nella mag­gior parte dei casi, vanno affrontati e risolti in al­tro modo, applicando il principio ippocratico della difesa della vita e non facendo appello al­la 'libertà' o all’’autodeterminazione' del ma­lato (soggetto debole, influenzabile, il più delle volte scarsamente informato e che, soprattutto nelle situazioni di fine vita, ha una sola esigen­za prioritaria, quella di non essere abbandona­to).

    È giusto approvare una legge che imponga al medico il dovere di tener conto delle dichiara­zioni anticipate di trattamento, sottoscritte in data certa da soggetti competenti e informati e purché esplicitamente prive di indicazioni eu­tanasiche?

    È più che giusto, anzi è doveroso ed urgente, almeno per escludere che possano es­sere emanate dalla magistratura altre sentenze, che, come quelle relative al caso Englaro, han­no riconosciuto valide generiche dichiarazioni orali, di data incerta, formulate da persone cer­tamente poco informate e dal contenuto alme­no potenzialmente eutanasico.

    È altresì essen­ziale che questa legge non lasci dubbi sulla non vincolatività di queste dichiarazioni per il me­dico, lasciandogli la libertà di seguirle o di non seguirle, non però in base al suo arbitrio o alle indicazioni che possono arrivargli dai familiari o dai fiduciari del paziente (indicazioni che po­trebbero avere motivazioni anche molto ambi­gue), ma a seguito di una rigorosa valutazione, caso per caso, della fondatezza di quelle dichia­razioni, in ordine alla loro completezza e coe­renza, alle possibilità terapeutiche reali che so­no a disposizione in ciascun singolo caso e al dovere di evitare ogni forma di accanimento. In altri termini, quello che la legge può, e nella si­tuazione attuale, deve fare è ribadire due prin­cipi ippocratici fondamentali:

    1) la vita non è di­sponibile da parte di nessuno, nemmeno da par­te del paziente (altrimenti dovremmo legitti­mare l’aiuto al suicidio, anche a carico di soggetti 'sani'!) e

    2) il medico ha un solo, esclusivo do­vere, quello di agire come terapeuta a favore del­la vita (e l’accanimento non ha nulla a che ve­dere con una terapia!), con l’unico limite di do­ver rispettare l’eventuale decisione del pazien­te di sottrarsi alle cure.

    Alimentazione e idrata­zione non sono cure: lo dimostra il fatto che se si cessa di alimentare il malato, questi non muo­re per il progredire della sua patologia, ma per­ché gli viene sottratto un sostegno vitale fonda­mentale (è ciò che comunemente si intende di­re, in modo scientificamente impreciso, ma sim­bolicamente perfetto, quando si afferma che E­luana Englaro è morta 'di fame e di sete').

    Ecco perché non si può, sinceramente, parlare di iper-regolamentazione giuridica a carico di una legge, come quella approvata al Senato, che, pur con tutte le sue imperfezioni, garantisce co­munque questi due principi, in sé e per sé irri­nunciabili, contro ogni tentativo di manipola­zione (proveniente da qualunque parte: dai me­dici, dai familiari, dai magistrati).

    Chi continua a preoccuparsi di un’ipertrofia legislativa in bioe­tica e a insistere sulla richiesta di una legisla­zione 'liberale', rispettosa di tutte le 'zone gri­gie' possibili e immaginabili, non si rende evi­dentemente conto che non è questa la vera po­sta in gioco, ma l’abbandono del modello ippo­cratico della medicina, il modello nel quale la di­fesa della vita e il rispetto del malato sono in­dissolubilmente congiunti.

    Se questa fosse l’au­tentica, subdola ragione che motiva l’operato di quanti puntano a rinviare (o, addirittura, ad affossare) la discussione della legge sul fine vita alla Camera, dovremmo preoccuparcene tutti e moltissimo.

    PREGHIERA PER L'EUROPA

     
    (Cardinale Carlo Maria Martini, dalla rivista Il Cenacolo)
     
    Padre dell'umanità, Signore della storia,
    guarda questo continente europeo
    al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,
    precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.
    Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,
    dai profeti, dai monaci, dai santi;
    guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri
    e toccate dalla voce dei Riformatori.
    Guarda i popoli uniti da tanti legami
    ma anche divisi, nel tempo, dall'odio e dalla guerra.
    Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito
    fondata non soltanto sugli accordi economici,
    ma anche sui valori umani ed eterni.
    Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,
    pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.
    Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere
    di suscitare e promuovere un' intesa tra i popoli
    che assicuri per tutti i continenti,
    la giustizia e il pane, la libertà e la pace.