Manola's profile VIAGGIO DENTRO AL CUORE...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    January 31

    GLI ERRORI DEL CUORE

    -----------------------------
    cuoretondo                                                                              logo2
     
    (Paulo Coelho)
    Noi siamo abituati alla vecchia scusa: anche se conosciamo che il nostro cuore sa qual è la decisione migliore da prendere, non seguiamo mai ciò che dice - e, per giustificare la nostra vigliaccheria, ci convinciamo che era in errore.                                                 
     
     
     Una bella storia di Gibran illustra fino a dove ci possono portare le limitazioni.
    Disse l'Occhio: "Guardate che bella montagna abbiamo sul nostro orizzonte!". L'Orecchio tentò di udirla, ma non ci riuscì. Allora la Mano disse: "Sto cercando di sentirla, ma non la trovo". Fu la volta del Naso: "Non c'è nessuna montagna, perché non ne sento l'odore".
    E tutti giunsero alla conclusione che l'Occhio era in errore.
     
                                                                                                          ********
     
     

    NON LO MERITO MA ANCORA UNA VOLTA.....

    MISC035
     
    Sono certa di non meritarlo, eppure ancora una volta sono..."rinata" EGLI mi ama a tal punto da avermi lasciato qui......
    La paura è stata grande, pensavamo che il cuore mi avesse tradito, era la terza volta nel giro di due mesi appena....
    Non ho mai avuto problemi del genere.... solo in questi  ultimi tempi.
    Pronto soccorso..... esami. ecg.... osservazione, permanenza in ospedale poi finalmente il ritorno a casa. Il cuore non c'entra. Ecg sotto sforzo.... niente.
    Ecografia addome superiore.... calcolo di quasi 3 cm alla colecisti. Da controllare nel tempo, attenzione a quel che mangio,(finalmente dimagrirò),e... quando mi prenderanno le coliche (se mi ritorneranno..) calmanti e male che vada l'intervento.
     
    Grazie mio Dio, ancora una volta hai avuto pietà di me.
    Grazie perchè non è niente di irreparabile.
    Grazie per aver ascoltato la mia supplica.
    Grazie per avermi tenuta fra le tue braccia.
    Grazie per avermi dato la forza.
    Grazie per avermi dato il coraggio.
    Grazie per avermi dato la calma con cui ho affrontato l'ultimo esame.
    Grazie per le pene che mi dai, perchè sono niente in confronto a quello che hai sofferto anche per me.
     
    Quando ero distesa sul lettino ed il medico mi esaminava l'addome con l'ecografo, mille pensieri mi turbinavano nella testa. Speravo con tutta me stessa che non trovasse nulla....
    Però dicevo che per forza ci doveva essere qualcosa, se il cuore era escluso....
    I sintomi erano quelli che in genere avverte chi sta per avere un attacco di cuore...
    E se il cuore non era bisognava trovare che cos'era che mi faceva soffrire così...
    Occhi chiusi... la mente ha cominciato a parlare con LUI...: "Padre, se è la mia ora sia fatta la tua volontà. Se devo lasciare il mio adorato marito, sia fatta la tua volontà.... però resterebbe solo, sai quanto siamo legati noi due... sai quanto amore ho ancora nel mio cuore.... vorrei esaurirlo prima di andarmene. Però, sia fatta la tua volontà....
    Perdona i miei innumerevoli peccati. So di non meritare nemmeno di avvicinarmi a te... ma se tu vuoi...."
     
    Ecco; io sono convinta che anche voi in quei momenti fareste la stessa cosa,- o sbaglio?- 
    Però, sia io che voi dovremmo pensare al Signore nostro Dio anche quando stiamo bene....
     
    Grazie Padre per avermi fatta rinascere ancora una volta.
    La tua Manù

    A COLORO CHE SOFFRONO NEL CORPO

    TERZA
     
     
    -----------------------------
    (Tonino Bello, Pietre di scarto, ed. La Meridiana 1993)
    Carissimi, non scrivo per consolarvi. Anche perché so bene quanto fastidio vi diano le declamazioni di coloro che sentendosi sempre in dovere di spendere qualche parola con voi, ricorrono ai prontuari dei più indisponenti fraseggi. Non è di compatimento che avete bisogno. Prima di tutto, perché il compatimento è una spartizione fittizia del dolore. Poi, perché vi toglie la fierezza di rimaner soli sulla croce. E infine, perché rischia di fermarsi alla soglia delle parole. Al paraplegico che sta inchiodato su una sedia a rotelle, che sollievo può dare il sermone di circostanza fatto da chi magari, subito dopo, deve correre in palestra per una partita di basket? All'handicappato che ti interpella sui grandi perché della vita, e vuole rendersi conto delle ragioni misteriose che stanno all'origine della sfortuna, che conforto possono recare i luoghi comuni tratti dai repertori della compassione? A chi è ridotto all'impotenza da una malattia irreversibile o da un improvviso declino della salute, o da un fatale incidente sulla strada, e ti pone la scomoda domanda del «che ci sto a fare più sulla terra?», quale aiuto possono dare maldestre citazioni bibliche?
    Davanti a chi soffre l'atteggiamento più giusto sembrerebbe il silenzio. Però anche il silenzio può essere frainteso o come segno di imbarazzo, o come tentativo di rimozione del problema. E allora tanto vale parlarne. Semmai con pudore, chiedendovi scusa per ogni parola di troppo.
    Dire che con il vostro dolore contribuite alla salvezza del mondo, può sembrarvi letteratura consolatoria. Ricorrere alle frasi fatte degli occhi che vedono bene solo attraverso le lacrime, può essere inteso come insulto gratuito, almeno come un ritrovato sterile della saggezza umana. Accennarvi che, in fondo, ognuno si porta dentro il suo carico di dolori e che, tutto sommato, non siete poi così soli come sempre, potrebbe accrescere il vostro sdegno. Aggiungere che un giorno sarete schiodati pure voi dalla croce, può apparire uno scampolo di quell'eloquenza mistificatoria che non convince nessuno.
    Ma dirvi che sulla croce un giorno ci è salito un uomo innocente, e che sul retro della croce c' è un posto vuoto dove un altro innocente è chiamato a fare compagnia ai rantoli di Cristo, appartiene al messaggio inquietante, e pur dolcissimo, che un Ministro della parola non può né accorciare, né mettere tra parentesi.
    Chiamalo, il tuo Signore: è un nome breve. Non può non sentirti: è inchiodato appena dietro di te. Forse un giorno quel posto sarà mio. O lo è già da adesso, ed è solo l'esemplarità del vostro martirio più grande che me ne rende agevole il tormento.
    Il mattino di Pasqua, nella corsa verso il sepolcro, voi sarete più veloci di tutti, e ci precederete come Giovanni. E forse vi fermerete sulla soglia, per farci vedere le bende per terra e il sudario piegato in disparte.
    È l'ultima carità che ci aspettiamo da voi. Un abbraccio.
     
     
    January 21

    CI HA LASCIATO...

    1777138
     
    Ci ha  lasciati... se n'è andato ed io soffro molto.
    In molti soffrono... oggi.....In molti hanno ricevuto moltissimo da lui.
    Era nato per questo e questo ha fatto... Ha amato, aiutato, sofferto, gioito per noi.
    Renzo, "Renzino" per me e mio marito, Don Renzo, Monsignor Renzo ci ha lasciati dopo una malattia dolorosissima.
    Alcuni dicono:"era vecchio però"..... E' vero aveva 91 anni, ma era svelto, vivace, dinamico, con quegli occhi intelligenti , scrutatori, e buoni, che sprizzavano amore ove ogni dove guardasse.
    E' morto un "PRETE" con la P maiuscola.... un prete che da solo valeva molto, molto, molto. A Natale, prima di andare a Bressanone siamo stati da lui, nella casa del Clero, (l'ospizio per i preti praticamente), e ne siamo usciti sconvolti. Nel suo lettino da una piazza, attaccato alla flebo, in quella piccolissima stanzetta, guardato e assistito amorevolmente dal personale, giaceva Don Renzo, il nostro padre spirituale. Colui che tanto bene ci ha fatto. Colui che ha raccolto i miei sfoghi e le mie lacrime, la mia disperazione a volte. Colui che mi diceva:"prega; dì un'Ave Maria quando devi dare una rispostaccia, Lei ti aiuterà" Mi diceva anche che non dovevo più ripensare al tempo che fu, con rammarico e pentimento di qualcosa fatto, o  non fatto.....perchè il demonio gioisce quando siamo così tormentati. Diceva che il Signore è misericordioso ed è vicino ai peccatori; anzi,- E' PIU' VICINO AI PECCATORI-perchè chi non pecca ha meno bisogno di Lui, mentre chi pecca ha bisogno di aiuto.
    Prega la Madonna del Buon Consiglio, Lei intercederà presso Suo Figlio, diceva Renzino.
    Era comprensivo, era caritatevole, era UMILE, MOLTO umile......Forse fin troppo.
    Era il Cappellano di un'associazione di non vedenti, riciclava gli occhiali rotti, vecchi , li mandava a riaparare  e li inviava in Africa per coloro che non avevano i soldi per comprarsi occhiali per vedere......
    Negli anno '60 formò una nuova Parrocchia e ne costruì la chiesa......
    In tempo di guerra ha aiutato la gente.
    Quando nacque nel lontano 1917, non fece in tempo a conoscere bene suo papà, che morì due mesi dopo la sua nascita...
    Sapete cosa c'era scritto nel suo testamento spirituale letto oggi al suo funerale dal Vescovo?
    Che finalmente nel Regno dei Cieli avrebbe visto per la prima volta suo papà... che finalmente lo avrebbe conosciuto.
    La Cattedrale era piena zeppa di persone che lo hanno amato. Mio marito ed io ci siamo stretti nel dolore.... è andato via un pezzo di cuore.
    Chi raccoglierà ora le nostre confessioni?
    Chi ci dirà quelle belle e sincere parole?
    Chi ci parlerà di Dio?
    Lui sapeva farlo in modo speciale.
    Spero che ci protegga dall'aldilà...
    Ritornando alla  visita prima di Natale, ricordo anche che pur non riconoscendoci appieno non faceva altro che fare il segno di Croce nell'aria a mò di benedizione con quelle povere mani scarne.
    Parlava di Dio, pur soffrendo tanto, continuamente... come una litania struggente... diceva che dobbiamo trovare, avere, cercare la pace di Dio...... Senza la Sua pace, non siamo "Nulla".
    Addio Renzino del nostro cuore..
    Addio amico caro....
    Addio Padre.....
    Addio, uomo giusto....
    Niente e nessuno potrà sostituirti.....
    Il vuoto che hai lasciato è incolmabile.......
    Prega per noi...
    Stacci vicino....
    Saluta i nostri cari..... di loro che li pensiamo sempre......
    Addio MONSIGNORE.
    La tua Manù e il tuo Mariè
     
    Addio Prete impagabile....
    January 20

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

    MarLogo-Lx Header-Lb63
    da: Maranathà.it
     
     

    Gesù toglie i peccati del mondo

    L’espressione «Agnello di Dio» (vangelo) evoca negli ascoltatori ebrei due immagini distinte, ma in fondo convergenti: l’immagine del Servo di Iahvè che appare «come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori » (Is 53,7), e l’immagine dell’agnello del sacrificio pasquale.

    Gesù, agnello liberatore

    Stando alla cronologia giovannea, Gesù fu messo a morte la vigilia della festa degli azzimi, vale a dire della Pasqua, nel pomeriggio, nell’ora stessa in cui, secondo le prescrizioni della legge si immolavano nel tempio gli agnelli. Dopo la morte non gli furono spezzate le gambe come agli altri condannati, ed in questo fatto l’evangelista vede la realizzazione di una prescrizione rituale concernente l’agnello pasquale (Gv 19,36; cf Es 12,46). In altre parole Gesù, il Cristo, è l’agnello della Nuova Pasqua che, con la sua morte, inaugura e suggella la liberazione del popolo di Dio. In questa luce va letta la prima lettura, che parla della missione del Servo di Iahvè. Molto presto la Chiesa primitiva ritroverà in Cristo i lineamenti di questo profeta descritto dal Secondo-Isaia. Il testo è un brano del secondo dei quattro carmi di Isaia che parlano del «Servo di Iahvè».
    Il  Servo è una figura simbolica che incorpora in sé tutto il destino di un popolo, e che, mediante il suo compito storico, rivela Dio come salvatore e come liberatore. Il compito del Servo di Iahvè non riguarda solo il ritorno e la liberazione dei profughi ebrei da Babilonia, ma acquista una dimensione ecumenica, universale. La stessa liberazione storica di Israele diventa anticipazione e pegno di una salvezza e di una liberazione definitiva dalle dimensioni cosmiche «fino all’estremità della terra». Riconoscendo il Servo di Iahvè in Gesù «agnello di Dio che toglie il peccato dei mondo», la comunità primitiva esprime la propria fede in Cristo liberatore e salvatore del mondo.

    ************************************************************
    La salvezza oggi

     

    L’uomo moderno sembra davvero convinto di essere padrone del suo destino. Oggi c’è un nuovo modo di porre e di vivere il problema della salvezza.
    All’uomo di oggi arride una nuova speranza terrena. Da teocentrica la visione dell’uomo diventa geocentrica e antropocentrica: si è operato un radicale spostamento di interessi, un’autentica rivoluzione copernicana nell’universo spirituale dell’uomo. Egli non appare più ai propri occhi come pellegrino che percorre frettolosamente la valle di lacrime di questo mondo, tutto teso verso la terra promessa dell’aldilà. Egli diventa sempre più un sedentario; alla mobile tenda ha sostituito la solida casa di pietra. Le uniche frontiere che conosce sono quelle terrestri e temporali. Alla speranza teologale ha sostituito una speranza umana e terrena.

    Una nuova missione e una nuova azione danno un senso nuovo alla sua vita: quello della conquista graduale e inarrestabile del mondo. La fedeltà alla terra e la preoccupazione della costruzione della città terrena hanno avuto ragione sulle speranze e sulle preoccupazioni escatologiche. Una nuova fiducia nell’uomo sta alla base di questa lotta gigantesca. L’uomo non attende più la salvezza dall’esterno, ma se la costruisce con le sue stesse mani.

    *********************************************************************************************************

    Ambiguità e squilibri del nostro mondo
    Ma forse, oggi, l’uomo si accorge di avere avuto troppa fretta nel proclamare la sua completa autonomia e nel gridare che Dio non c’è, o è inutile. La ubriacatura del progresso ha reso l’uomo, soltanto per poco, cieco di fronte ai permanenti squilibri che esistono nel mondo e ai fenomeni nuovi, preoccupanti nella loro stessa novità. Il mondo si presenta ancora pieno di problemi insoluti. Risolti alcuni problemi, altri ne rimangono la cui soluzione sembra lontana o addirittura impossibile, mentre sempre nuovi problemi insorgono, creati dallo stesso progresso, dalla scienza e dalla tecnica. La scienza e l’attività tecnica d’altronde, pur tendendo alla salvezza dell’uomo, sono solo uno dei modi per tendervi, anzi rappresentano solo l’aspetto più primitivo, più rudimentale e superficiale della soluzione dei problemi umani; altri problemi permangono sui quali la tecnica e la scienza positiva non hanno nulla o poco da dire. Inoltre l’uomo si è accorto che il progresso tecnico è fondamentalmente ambiguo, aperto, cioè, sia al bene come al male, alla salvezza come alla perdizione dell’uomo. L’esperienza scottante di due guerre mondiali, i campi di sterminio, le paurose devastazioni delle bombe atomiche, lo squilibrio prodotto nell’ecologia, l’inquinamento atmosferico, le fosche e apocalittiche visioni dei futurologi, gli ripropongono il problema di una «salvezza» che ha dimensioni più vaste e più profonde.  
    **********************************************************************************************************

     
     



     

    LA BILANCIA

    simapprart-204106_150
     
     
    (Racconto breve di Kociss Fava)
    Sognai che non ero più. Avendo concluso i miei giorni su questa terra, mi trovavo tra le soffici nubi del cielo. Appena gli occhi si furono abituati alla luce accecante e bianchissima, vidi una lunga fila di persone davanti a me. Me l'aspettavo: tutti in coda, anche in attesa del giudizio!
    Man mano che avanzavo, cominciai a intravedere una figura barbuta. L'espressione era mite, eppure le rughe che solcavano l'ampia fronte, gli conferivano un aspetto autoritario. Appese alla candida tunica un mazzo di grosse chiavi dorate; in mano reggeva una bilancia. Allora era tutto vero!
    Per ogni anima che gli si presentava davanti, vidi che annotava qualcosa su una pergamena. In breve fu quasi il mio turno. Deciso a non farmi cogliere impreparato, ripercorsi la mia vita, da cima a fondo ricordando tutte le colpe commesse, perfino le più insignificanti marachelle compiute da bambino. Toccò a me: timidamente mi avvicinai, mentre il giudice protendeva la bilancia nella mia direzione.
    Stavo per cominciare il resoconto dei miei peccati, ma quale enorme sorpresa mi colse, quando lo sentii chiedere:
    "Figliolo, quanto hai amato?".

     
     
     
    January 18

    PREGHIERA DEGLI ASINI

    Immag030
     

    Dacci, Signore, di mantenere i piedi sulla terra,
    e le orecchie drizzate verso il cielo,
    per non perdere nulla della tua Parola.
    Dacci, Signore, una schiena coraggiosa,
    per sopportare gli esseri umani più insopportabili.
    Dacci, Signore, di camminare diritti,
    disprezzando le carezze adulatorie
    e schivando le frustate.
    Dacci, Signore, di essere sordi alle ingiurie, all'ingratitudine,
    è la sola sordità cui aspiriamo.
    Non ti chiediamo di evitare tutte le sciocchezze,
    perché un asino farà sempre delle asinerie...
    Dacci semplicemente, Signore, di non disperare mai
    della tua misericordia così gratuita
    per quegli asini cosi disgraziati che siamo,
    a quanto dicono quei poveri esseri umani,
    i quali però non hanno capito nulla
    né degli asini, né di Te,
    che sei fuggito in Egitto con uno dei nostri fratelli,
    e che hai fatto il tuo ingresso profetico
    a Gerusalemme,
    sulla schiena di uno di noi.

    LA VISITA NEGATA

    346ulivo
    Il rappresentante degli studenti: «Il nostro dispiacere è sentito e profondo»
     Il «grazie» della Sapienza a Benedetto XVI

     Un lungo applauso dopo la lettura dell’intervento del Papa. L’entusiasmo dei giovani


     DA ROMA DANILO PAOLINI
     
    « Viva il Papa». Quel gri­do che si leva più vol­te nell’Aula magna dell’università di Roma 'La Sa­pienza', quasi coperto dal fragore dall’applauso in piedi di tutti i pre­senti, è qualcosa di più dell’ap­prezzamento sincero per l’inter­vento di Benedetto XVI, letto in chiusura della cerimonia di inau­gurazione del 705° Anno accade­mico. Suona infatti come un «gra­zie » a chi, per evitare situazioni spiacevoli e ulteriori affronti al pre­stigio dell’ateneo, ha deciso di de­clinare l’invito. Un «grazie» per a­vere tenuto «alta la discussione» – come sempre dovrebbe essere in un’università, ha detto nella sua re­lazione il rettore Renato Guarini – strappandola al terreno misero dei «veti ideologici» posti da chi ha fat­to sì che il Pontefice non ci fosse.
      Perciò, al termine di una giornata tesa e intensa, Guarini ha fatto sa­pere che presto inviterà di nuovo il Papa alla Sapienza: «Non c’è anco-
    ra un’occasione precisa per invita­re Sua Santità – ha detto – ma indi­vidueremo un evento importante entro quest’anno, interpretando il desiderio della maggioranza della comunità accademica».
      Lo conferma quanto emerso nel corso dell’inaugurazione di ieri e la calorosa accoglienza, con standing ovation, tributata all’allocuzione di Benedetto XVI, letta dal pro-rettore Piero Marietti. «È positivo che sia stata fatta chiarezza, si è visto che chi è stato causa di quello che è suc­cesso
    non è che una minoranza i­solata che vuole destabilizzare l’u­niversità », ha sottolineato ancora il rettore. Resta tuttavia la «grande a­marezza » per il cambiamento del programma, ha ammesso nella sua relazione inaugurale lo stesso Gua­rini, causato dal «profilarsi di pos­sibili manifestazioni d’intolleranza, che vanno accuratamente distinte dall’espressione di un legittimo dis­senso, seppur minoritario».
      L’apertura dell’anno accademico e­ra dedicata alla prospettiva di ban­dire definitivamente la pena di mor­te dal mondo intero, come lascia sperare la moratoria approvata dal­le Nazioni Unite. E se ne è parlato, a cominciare dalla lectio magistra­lis

      del professor Mario Caravale, in­titolata «Pena senza morte». Ma la gravità dei fatti dei giorni scorsi ha spostato l’attenzione sulla libertà di parola e di opinione, un diritto con­culcato nell’Italia del 2008 in nome di un singolare concetto di «laicità», come hanno osservato nei loro in­terventi sia il sindaco di Roma Wal­ter Veltroni sia il ministro dell’Uni­versità
    Fabio Mussi. E come ha mes­so in evidenza una quarantina di studenti cattolici che hanno assisti­to alla cerimonia imbavagliati, mo­strando all’inizio la scritta: «Libertà in università: e pur si muove», con chiaro riferimento alla vicenda sto­rica di Galileo Galilei, utilizzata stru­mentalmente per attaccare papa Ratzinger.
      Secondo Veltroni «qualcosa si è rot­to, è avvenuta una cosa inaccetta­bile per un Paese democratico e per tutti coloro che credono nella libertà delle idee e della loro espressione». In questa settimana – ha prosegui­to il sindaco – «non abbiamo respi­rato più libertà. Ne abbiamo avuta meno. Non si è affermato, non è più forte di ieri, il principio della laicità», che «vuol dire innanzitutto rifiuto di ogni intolleranza, assenza di pre­giudizio, rispetto delle posizioni del­­l’altro, accoglimento delle verità che esse possono contenere». E a mag­gior ragione in un’università degli studi – ha osservato Veltroni – «mai può accadere, per nessun motivo, che a un’opinione non sia conces­so
    di essere espressa o ascoltata. In nessun caso. Men che meno quan­do si tratta di temi che hanno a che fare con i diritti universali dell’uo­mo e quando a esprimere tale opi­nione è una figura che per milioni e milioni di persone, in tutto il mon­do, rappresenta un altissimo e im­prescindibile riferimento spiritua­le, culturale, morale».
      Anche il ministro Mussi, da «non credente», ha confessato di «non ca­pire » perché papa Benedetto XVI non abbia potuto pronunciare di persona il suo discorso. Il veto è in­comprensibile – ha rilevato – pro­prio perché «l’università è laica: cioè libera, tollerante, aperta. Se c’è un luogo in cui la regola è la parola, la parola di tutti, questa è la Universi­tas,

      una delle più antiche istituzio­ni civili». Un luogo dove non esisto­no «territori inaccessibili alla criti­ca » e dove perciò «non è un atten­tato al principio di laicità il fatto che il Papa possa prendere la parola».
      E dire che «la stragrande maggio­ranza degli studenti, laici e cattoli­ci » avrebbe voluto ascoltare la sua voce – ha affermato il rappresen­tante degli studenti Gianluca Sena­tore – e avvertono un «dispiacere sentito e profondo» per il fatto che Benedetto XVI non sia potuto veni­re. «Il Papa non è presente anche a causa di una campagna di disinfor­mazione portata avanti da pochi ma influenti organi di stampa – ha de­nunciato il giovane, che si è defini­to «laico» – che tutti quelli che han­no partecipato direttamente agli av­venimenti degli scorsi giorni han­no il dovere di smascherare».

     Il rettore Guarini: «Presto lo inviteremo di nuovo, come desidera la maggioranza della comunità accademica» Veltroni: «La libertà di parola è stata oppressa in nome di una laicità ben singolare» Duro il sindaco: «Qualcosa si è rotto, è avvenuta una cosa inaccettabile per un Paese democratico» Il ministro Mussi: «Parlo da non credente ma non capisco, veto incomprensibile»
     
     
     
     

    DOVE DUE O PIU'.....

     
    3457 candele accese
    L'ora è tarda, mi sono soffermata a cambiare "veste" al blog.. ho fatto mille cambiamenti per renderlo almeno decente.
    E' anche un modo per scaricare tutte le mie apprensioni giornaliere e per riflettere un poco. Poi.... inevitabilmente il pensiero va a "LUI". EGLI è sempre presente qualunque cosa io faccia.... Anche questo blog non è nato perchè io non abbia nulla da fare... anzi! Le mie giornate dovrebbero essere di 48 ore. E' nato come... diario, come ..amico...come confidente ed invece sta diventando molto di più, per me ed anche altre persone. Questa sera sono felice in modo particolare, mi sento in pace con il mondo intero..gioisco per quello che mi frulla per la mente... vorrei avere più tempo per scrivere quello che ho dentro, ma è tardi, il mio amore dorme e se si sveglia e mi vede ancora quì, mi prende per pazza.... Buonanotte amici virtuali, buonanotte mondo, buonanotte Padre nostro, veglia sul mio ed il suo sonno,fammi avere un buon risveglio. Veglia, ti prego sui bambini, sugli anziani, sugli indifesi, sui poveri che dormono all'addiaccio, distendi il tuo braccio misericordioso e fagli fare sogni dorati. Ti amo immensamente.
    La tua Manù
    January 17

    IL DISCORSO MAI PRONUNCIATO!

    12 ImbarazzatoSe ci fanno paura parole così...Imbarazzato siamo veramente perduti.....In lacrime Non abbiamo più speranzeCuore infranto...

     

     Il discorso che il Papa avrebbe pronunciato durante la visita all'Università La Sapienza

    Magnifico Rettore, Autorità politiche e civili, Illustri docenti e personale tecnico amministrativo, cari giovani studenti!  


    È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di Roma" in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo.

    Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l’impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l’Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell’accoglienza e dell’organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo millennio".

    Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: che cosa può e deve dire un Papa in un’occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell’università "Sapienza", l’antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere. Ritorno alla mia domanda di partenza: Che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual è la natura e la missione dell’università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica.

    La parola "vescovo"– episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante" – già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità.

    Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità. Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa è la ragione? Come può un’affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi "ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale - la sapienza delle grandi tradizioni religiose - è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee. Ritorniamo alla domanda di partenza.

    Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica. Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa è l’università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio - per menzionare soltanto un testo - alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione.

    A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti … Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?" (6 b - c). In questa domanda apparentemente poco devota - che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino - i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università.

    È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere - vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto - chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa. Nella teologia medievale c’è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire - una disputa che qui non dobbiamo sviluppare.

    Di fatto l’università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell’universitas significava chiaramente che era collocata nell’ambito della razionalità, che l’arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all’ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista. Ma qui emerge subito la domanda: Come s’individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all’essere buono dell’uomo? A questo punto s’impone un salto nel presente: è la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell’uomo. È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell’opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell’umanità. Jürgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti.

    Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità" (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico "processo di argomentazione" sono - lo sappiamo - prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico.

    Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos’è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d’interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla struttura dell’università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c’erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta. Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità.

    È merito storico di san Tommaso d’Aquino - di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico - di aver messo in luce l’autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell’università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull’avvincente confronto che ne derivò. Io direi che l’idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione" vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino.

    Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una "comprehensive religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi. Ebbene, finora ho solo parlato dell’università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell’università e del suo compito. Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale - per parlare solo di questo - è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma. Con ciò ritorno al punto di partenza.
    Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.

     

     


     

    PAPA BENEDETTO XVI

    Papa Benedetto XVI(Fonte non specificata)QUMRAN2-
     
    Un saggio diceva: "Non dite che siamo pochi, o che l'impegno è troppo grande per noi. Forse, due o tre ciuffi di nubi sono pochi in un angolo di cielo d'estate? In un momento si stendono ovunque... arrivano i lampi, scoppiano i tuoni e piove su tutto. Non dite che siamo pochi. Bastano anche pochi per cambiare tante cose".
    January 16

    I DUE VASI

     

    anfora8anfora8foto varia 170                                                                                                                         

    Da un caro amico: Cola Daniele

    Un'anziana donna aveva due grandi vasi,
    ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei
    portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa,
    mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno
    d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a
    casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per
    due anni interi andò avanti così, con la donna che
    portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua.
    Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei
    propri risultati. Ma il povero vaso crepato si
    vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di
    saper fare solo la metà di ciò per cui era stato
    fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio
    amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il
    cammino : << Mi vergogno di me stesso, perché questa
    crepa nel mio fianco fa sì che l' acqua fuoriesca
    lungo tutta la strada verso la vostra casa>>.
    La vecchia sorrise: << Ti sei accorto che ci sono dei
    fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte
    dell' altro vaso ? È perché io ho sempre saputo del
    tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo
    lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu
    li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei
    bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi
    stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per
    ingentilire la casa>>. Ognuno di noi ha il proprio
    specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che
    ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia
    interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno
    per quello che è e vedere ciò che c'è di buono in lui.

    Ho trovato questo scritto nella rete e ho pensato di riportarlo sul tuo blog…

    E’ molto profondo (nella sua semplicità) secondo me…

    Daniele

     

    PIOGGIA....NEL CUORE

    Abbraccio destroimages  Che giornataaa..! Che giornata...Che giornataaa... Piove a dirotto, ed è bello, a me piace la pioggia,stende un manto che ti isola da tutto e questo a volte è benefico. Talvolta abbiamo bisogno di girare l'interruttore, di spegnere la pila Lampadinadella frenesia, della fretta, dei mille pensieri affastellati nella mente....LampadinaClick...Lampadina ed ecco che ti ritrovi ancora una volta davanti alla tastiera .. le dita volano veloci sui tasti, ho paura di non riuscire a scrivere, ho paura di dimenticare le parole;quasi che i pensieri volessero prendere il volo, fuggire da quanti sono!
    Pensieri piccoli..... o pensieri grandi? Bah, dipende da come li si vedono; oppure da come ci si sente. Ed io oggi mi sento triste.
    Analizzo questo mio stato d'animo.... "caduta" della serotonina? Il neurotrasmettitore (si chiama così?) che stabilizza l'umore, è... caduto molto in basso..hahaha e si è rotto! Triste
    Il fatto è che mi vedo e mi "sento" circondata da influenze e presenze negative Sarcasticoche mi fanno stare male e che mi provocano risvegli nell'ordine di 5-6 per notte!Mezzaluna addormentata Al mattino sono distrutta! TristeE devo mio malgrado fare buona faccia a cattivo gioco, A bocca apertaper il fatto che l'ambiente in cui mi muovo è un ambiente dove tutto dovrebbe funzionare al meglio... invece io.... percepisco falsità,  protagonismi, sotterfugi, approfitto,maldicenza, menzogna... e non "dovrebbe assolutamente" essere così per il suo "ambito"...
    Credo proprio che dovrò continuare - mio  malgrado-  nella "cernita" di già intrapresa,anche se ciò mi procurerà dolore,poichè io desideravo intorno a me Solesolarità, Abbraccio sinistroamicizia "vera"Abbraccio destro altruismo...... Così non è... ed io sono una che dico "no, io non ci sto!"A denti strettiArrabbiato
    Mi pare di commettere un grande peccato ad avere pensieri simili e per questo chiedo perdono a Dio, ma lo scongiuro anche di aiutarmi a trovare una via d'uscita ,senza la quale sicuramente andrei incontro a problemi della mia sfera psichica...
    Padre mio, aiutami tu...In lacrime

    VI FARO' DIVENTARE PESCATORI DI UOMINI

    acetomieli               (Mc 1,17)
     
    La parola "proselitismo" oggi fa un poco di..paura. Gli uomini non sono pesci da irretire, ma esseri liberi da rispettare ed amare.
    I santi hanno conquistato a Cristo l'umanità con la semplice convinzione dell'amore. Facciamo vedere la speranza che è in noi. Sappiamo che si conuista più amici con una "goccia di miele" che con un "barile di aceto": Potremo fare tanti "amici", se saremo noi proseliti di Gesù: solo Lui è il "miele" e il vero sale saporito della terra.
    January 15

    IL GRAZIE

    200151894-001
     
     
     
    -----------------------------
    (Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)
    Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite.
    L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile.
    Ma la mano di chi?
    La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte".
    Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino.
    Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto.
    Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani?
    Dovremmo imparare ad osservare i "comandamenti della casalinga":
    "Se ci dormi sopra... rimettilo in ordine.
    Se lo indossi... appendilo.
    Se finisci di mangiare... mettilo nel lavandino.
    Se ci cammini sopra... sbattilo.
    Se lo apri... chiudilo.
    Se lo svuoti... riempilo.
    Se suona... rispondi.
    Se miagola... dagli da mangiare.
    Se piange... amalo".
    January 14

    LA CORRUZIONE

     
    foto di Gatti Montorso e Casa 010 
     
    (Bruno Ferrero, C'è qualcuno lassù)
     
    Un capomastro lavorava da molti anni alle dipen­denze di una grossa società edile. Un giorno ricevet­te l'ordine di costruire una villa esemplare secondo un progetto a suo piacere. Poteva costruirla nel po­sto che più gradiva e non badare alle spese.
    I lavori cominciarono ben presto. Ma, approfit­tando di questa cieca fiducia, il capomastro pensò di usare materiali scadenti, di assumere operai poco competenti a stipendio più basso, e di intascare così la somma risparmiata.
    Quando la villa fu terminata, durante una festic­ciola, il capomastro consegnò al Presidente della so­cietà la chiave d'entrata.
    Il Presidente gliela restituì sorridendo e disse, stringendogli la mano: «Questa villa è il nostro rega­lo per lei in segno di stima e di riconoscenza».
     
    Questi tuoi giorni sono i mattoni della tua casa futura...
    January 12

    Mah!!

     
    MISC056
     
    Mah.... che serata, è più facile fare il fachiro come questo signore che parlare con le persone a volte.... Ma che dico parlare.... Appena apri bocca e dici la tua, se non collima con quello che il tuo interlocutore vuol sentirsi dire..... son guai! Meglio stare zitti. Oppure come dice quella tipetta d'oltreoceano "meglio cambiare no?" Mah! Che il Signore ci aiuti, ma vedo nebbia in Val Padana. Gesù aiutaci tu.... Chiarisci le menti.
    La tua Manù
    January 11

    UN BUONGIORNO SPECIALE

     
    DSC02340Da "Qumran.net"
     
    Buongiorno....
    Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato e ho sperato che tu mi rivolgessi la parola anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri.
    Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi: "Ciao". Però eri troppo occupato.
    Per questo ho acceso il cielo per te, l'ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi però nemmeno di questo ti sei reso conto.
    Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.
    Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un po' perché l'acqua si portasse via il tuo stress. Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato a me ma ti sei infuriato e hai offeso il mio nome, io desideravo tanto che tu mi parlassi, c'era ancora tanto tempo.
    Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la TV, hai cenato, però ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me, non mi hai rivolto la parola.
    Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela, in verità era bellissimo, ma tu non eri interessato a vederlo.
    Al momento di dormire credo che fossi distrutto. Dopo aver dato la buona notte alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato. Ho accompagnato il tuo sogno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati, ma non importa, perché forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre lì per te.
    Ho più pazienza di quanto immagini. Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri, TI AMO tanto che aspetto tutti i giorni una preghiera, il paesaggio che faccio è solo per te.
    Bene, ti stai svegliando di nuovo e ancora una volta io sono qui e aspetto senza niente altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po' di tempo.
    Buona giornata...
    Tuo papà DIO.
     
     
     
    January 09

    -*NETCRIM*-

    Cuore rosso   Cuore rosso    Cuore rosso     Cuore rosso     Cuore rosso                                 
         NetCrim - Risorse Cristiane on line   
     Il portale del cuore..  

    Anche Lei è triste..

    foto varia 223
     
    E' una serata così e così... Voglia di far poco. Sono molto turbata. Ho Guardato un poco di tv dopo aver cenato; poi dopo un film con trama di stampo camorristico ecco che arriva matrix! Niente da dire sul bravo Mentana, ma ANCORA UNA VOLTA A PARLARE MALE DELLA CHIESA! Per carità; non è colpa sua.... E' diventata una moda, fa "audience", è una caccia al "mostro di turno". Non voglio dire che il male non possa annidarsi anche fra i ministri della Chiesa, esso è ovunque, ci circonda.... ma voler a tutti i costi, sempre, spasmodicamente sadicamente gettare fango su chi fa del bene, su chi ha scelto di "donarsi" agli altri non lo concepisco! Soprattutto non concepisco che si allestiscano trasmissioni del genere.  Qualora fosse anche vero, non si fa così! No, non ci sto! Basta processi mediatici!
    Buonanotte amara!
    By Manù