Manola's profile VIAGGIO DENTRO AL CUORE...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
VIAGGIO DENTRO AL CUOREQuesto spazio è uno spicchio del nostro cuore. In esso sono racchiuse le nostre emozioni ed i nostri sentimenti. A te amico che vieni a farci visita chiediamo rispetto ed un linguaggio corretto. Sei fra Cattolici che amano il Signore nostro Dio. BENVENUTO. |
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SITI CONSIGLIATI
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July 04 LA NOSTRA FEDE E' COME CENERE
Signore, la nostra fede è come cenere, June 29 IL PANE DELLA FRATELLANZASi racconta di una anziana contadina, di nome Giulia, che viveva in una fattoria con i suoi tre figli, Roberto, Michele e Francesco. Il marito le era morto durante la guerra. I tre figli, di cuore buono, erano però sempre pronti a litigare. Si volevano bene ma, bastava una parola in più ed erano litigi senza fine. A quel punto interveniva Mamma Giulia e ben presto i figli ritrovavano pace. La mamma divento vecchia, allora i figli si preoccuparono: “mamma, cerca di star sempre bene e di non morire, perché quando litighiamo chi rimetterà la pace fra noi?”. “ Ma io dovrò pur morire prima o poi”, rispose la mamma. “Allora, chiesero i figli inventa qualcosa perché quando tu non ci sarai più noi potremo rifare pace e volerci berne”. Mamma Giulia pensò a lungo alla cosa e un giorno prese un foglio, vi scrisse come dovevano essere divisi i campi fra i tre figli e aggiunse alcune raccomandazioni perché andassero sempre d’accordo. La mamma un giorno si ammalò gravemente e dal suo letto chiamò i figli, consegnò loro il suo testamento, poi prese un pane, ne fece tre parti, ne diede una a ciascuno e raccomandò “Mangiate e cercate di volervi bene”. I figli, commossi, mangiarono il pane della mamma, bagnandolo con le loro lacrime. Di lì a pochi giorni Giulia morì. Roberto, Michele e Francesco si divisero serenamente i campi e ognuno si mise a lavorare il suo. Ma un giorno Roberto e Michele scoprirono che il confine fra i loro campi non era chiaro. Ben presto si misero a litigare. Stavano per fare a botte, quando arrivò Francesco. Egli si mise in mezzo a loro: “Non ricordate la mamma? Perché non facciamo come quel giorno che ci ha chiamati al suo capezzale?”. Presero un pane, ne fecero tre parti, ne presero una per ciascuno e si misero a mangiare. Mentre mangiavano nella mente di Roberto e Michele si riaccese l’immagine della mamma; il suo volto e le sue parole scendevano nel loro cuore come una medicina. Scoppiarono in un pianto dirotto e fecero pace. La pace non durava molto, perché occasioni di litigio ne incontravano spesso. Però avevano imparato la soluzione: ogni volta che si creava un’occasione per litigare, i tre fratelli si sedevano attorno ad un tavolo, prendevano un pane, lo mangiavano insieme; ben presto scompariva la rabbia e tornava la pace. June 27 ORA LO SAI ANCHE TUOra lo sai anche tu
che significhi nascere, ora conosci anche tu le porte che si rinchiudono, ora hai sentito le risate di chi sente parlare di Nazaret o della bottega di un carpentiere... Ora sì, lo sai anche tu:
quanta fatica perché fiorisca l'ulivo, quanto penoso lavoro per un tozzo di pane, quanti sudori per versare il vino nel calice. E tu ancora tra noi, ancora per noi, per sempre con noi. Tu continui a bussare al cuore dell'uomo, e lo segui, lo insegui, per narrargli di te e dei tuoi progetti di pace, del tuo invito a preparare anche noi un mondo - il tuo - nuovo.. June 19 LE DIECI RICETTE PER FARMI FELICEDa fonte anonima, ma provenienti da Qumran2, queste ricette che io passo a voi amici di blog..
1. Non mi buco in continuazione il dito per controllare il tasso di zucchero nel sangue. (Concordo...) 2. Ricarico le mie riserve emotive guardando un tramonto, la luna piena, il volto di un bimbo, un fiore. (Più che d'accordo!) 3. Non dico mai: "le rane gracidano", ma dico: "le rane cantano".( Quando sono serena lo dico anch'io...) 4. Non voglio essere perfetto: potrei diventare nevrotico. (Ahimè.... vorrei essere perfetta,.. ma nemmeno se rinasco!) 5. Quando mi osservo nello specchio, non mi guardo: "mi sorrido". (Cerco di evitare gli specchi se non strettamente necessario...) 6. Uso il contagocce per dire "io". (Beh.... faccio il possibile e mi riesce abbastanza.) 7. Saluto sempre per primo. (Sempre, l'educazione è il biglietto da visita della persona..) 8. Mi immagino mentre sbraito, mi agito, urlo... Non sono forse un tantino ridicolo? (La calma è la virtù dei forti ... ed io sono... forte?) 9. Mi riempio il cervello di parole-vitamine: "ce la farò"; "sono piccolo, ma non basso"; "non sono bello, ma luminoso"; "finché vivo, voglio ardere"... (Ci provo, molte volte mi ripeto tutte queste cose, anche se.. sono una magra consolazione... ma io sono unica, nel senso che di Manola ce n'è una sola, irripetibile e quindi devo accettarmi cosi' come sono. Anch'io sono un dono di Dio... (A chi?!).. ma al mondo intero... Ci sarà pure una ragione se Dio mi ha fatto nascere! 10. Penso: le avversità ci sono sempre, ma Dio anche. Perciò sono sempre in vantaggio! (Egli è la mia Sorgente, la mia Luce, il mio appiglio, la mia roccia..... Guai se così non fosse, non avrei più speranze...) June 13 NON SCORAGGIARTIDolci fragranze del mio giardino... a tutti coloro che sono tristi come me questa sera.....
(Elisabetta della Trinità, pensieri, Il passero solitario)
Non scoraggiarsi mai. E' più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si constatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo. June 10 LO SGUARDO(Michel Quoist)
Adesso Signore, sto per chiudere le mie palpebre, perché i miei occhi questa sera hanno finito il loro lavoro, e il mio sguardo sta per rientrare nella mia anima dopo aver girato una giornata nel giardino degli uomini. Grazie, Signore, per i miei occhi, finestre aperte sullo spazio. Grazie per lo sguardo che trasporta la mia anima come il raggio generoso conduce la luce e il calore del tuo sole. Io ti prego nella notte, affinché domani, Signore, quando aprirò i miei occhi al chiarore del mattino, essi siano pronti a servire la mia anima e il suo Dio. Fa' che i miei occhi siano chiari, Signore, e che il mio sguardo limpido dia fame di purezza. Fa' che non sia sguardo deluso, disilluso, disperato. Ma che sappia ammirare, estasiarsi, contemplare. Concedi ai miei occhi di sapersi chiudere per ritrovarti meglio, ma senza che si distolgano mai dal mondo perché essi ne hanno paura. Concedi al mio sguardo di essere profondo per riconoscere nel mondo la tua presenza. E fa' che mai i miei occhi si chiudano sulla miseria degli uomini. Che il mio sguardo, Signore, sia pulito e saldo, ma sappia intenerirsi e che i miei occhi siano capaci di piangere. Fa' che il mio sguardo non sporchi colui che tocca. Che non disturbi ma plachi. Che non rattristi ma comunichi Gioia. Che non seduca per tener prigioniero, ma sia invitante e aiuti a superare se stessi. Fa' che disturbi il peccatore affinché vi riconosca la tua luce, ma che sia solo un rimprovero per incoraggiare. Fa' che il mio sguardo sconvolga, perché è un incontro, l'incontro con Dio. Che sia l'appello, lo squillo di tromba che mobilita tutto il mondo sulla soglia di casa, non a causa mia, Signore, ma perché Tu stai per passare. Affinché il mio sguardo sia tutto questo, Signore, una volta di più, questa sera, io ti offro la mia anima. Ti offro il mio corpo. Ti offro i miei occhi così che guardando gli uomini, miei fratelli, sia tu a guardarli, e che attraverso me Tu faccia loro un richiamo. June 06 I MILLE -"SE"- DEL PRETEIL PRETE E LA SUA GENTE: una storia piena di "se...se....se.."
Se sta da solo in Chiesa, "si chiude nel suo intimismo".
Se esce, "va sempre in giro, e non si trova mai". Se va a benedire le case (o meglio, le famiglie), "non è mai in Chiesa". Se non va, "non fa nulla per conoscere i suoi parrocchiani". Se qualche volta accetta di andare al bar "è uomo di mondo". Se non accetta, "vive isolato". Se si ferma in strada a parlare con la gente, è "pettegolo". Se non si ferma "è scostante". Se parla con le vecchiette, "perde il tempo". Se dialoga con le giovani è "un donnaiolo". Se sta insieme e gioca con i ragazzi "forse è di tendenze equivoche". Se non li frequenta, "trascura di compiere il suo principale dovere". Se accoglie in casa certe persone, "è imprudente". Se non le accoglie, "non si comporta da cristiano sensibile". Se in chiesa afferma verità scottanti, "fa politica". Se tace è "menefreghista". Se predica un minuto in più diventa "interminabile". Se parla o predica poco "non ha autorità" o "è impreparato". Se si occupa dei malati "dimentica i sani". Se accetta inviti a pranzo o a cena "è un mangione e un beone". Se rifiuta, "non sa vivere in società". Se organizza incontri e riunioni "sta sempre a scocciare". Se tace e ascolta, "si lascia sopraffare da quelli che comandano". Se cerca di fare qualche aggiornamento, "butta via tutto quello che c'è da conservare". Se ritiene valide alcune tradizioni, "non capisce i tempi attuali". Se è d'accordo con il vescovo, "si lascia strumentalizzare e non ha personalità". Se non condivide tutto quello che il vescovo propone, "è fuori della Chiesa". Se chiede la collaborazione dei fedeli, "è lui che non vuol far niente". Se agisce da solo, "non lascia spazio agli altri". Se si occupa degli immigrati (o extracomunitari) "è imprudente". Se non si interessa, "è un grande egoista che non vuole rogne". Se organizza gite, pellegrinaggi, "pensa solo a far soldi". Se non organizza, "è indolente e non ha iniziative". Se fa il bollettino parrocchiale, "spreca tempo e soldi". Se non lo fa, "non informa i fedeli sulle attività della parrocchia". Se si ferma a casa, "non è mai reperibile in ufficio". Se inizia la santa Messa in orario, "il suo orologio è sempre avanti". Se comincia un attimo dopo, "fa quello che vuole e non rispetta gli altri". Se a tutti ricorda e sottolinea il dovere della partecipazione e della solidarietà, "è sempre arrabbiato e nervoso; e, in ogni occasione, bussa a quattrini". Se indossa la veste talare "è un sorpassato". Se veste da borghese, "nasconde la sua identità". Se... se... se...
Signore, dimmi tu: ma come dovrebbe essere il prete?
Risposta di Gesù Cristo): "Un innamorato di Dio". June 03 Ho vissuto una intensa esperienza di Dio(Note di Pastorale Giovanile, n. 1/ gennaio 1999)
Carissimo amico o amica,
Voglio farti qualche confidenza sulla mia relazione con Dio. Dio occupò il centro della mia vita. Per arrivare a quest'esperienza dovetti fare un notevole sforzo di personalizzazione e di interiorizzazione e mettere in gioco tutte le dimensioni della mia persona: intelligenza, sentimenti, atteggiamenti. E ti posso assicurare che sempre mi sentii pienamente me stesso.
Dio occupò il centro della mia vita come un Padre che mi amava intensamente, con un amore somigliante a quello che sente una madre quando il suo figlio sta per nascere, per questo osai chiamarlo "papà"; Questo amore di Dio - Padre fu la roccia ferma su cui appoggiai sempre la mia vita.
Mi costò molto far capire alla gente che Dio ama gratuitamente, cioè, senza che in noi ci siano motivi speciali perché lui ci ami: essere buoni, bravi, intelligenti, ecc. Per questo narrai le parabole, come quella del padre che accoglie il suo figlio che se n'era andato da casa o quella dei lavoratori della vigna che ricevono lo stesso stipendio anche se non hanno lavorato tutti le stesse ore.
Non è stato facile convincere quella donna samaritana a cui chiesi di darmi un po' d'acqua, che Dio è come una fonte d'acqua che toglie la sete per sempre. Basta relazionarsi con lui in Spirito e verità. Per questo, sentii una grande necessità di lodarlo, di rendergli grazie, soprattutto, quando vidi che le mie parole sul Regno di Dio arrivavano al cuore della gente semplice.
Riconosco che davanti ai grandi avvenimenti - la chiamata degli apostoli, il discorso sul monte, ecc. - mi piaceva passare la notte pregando da solo con Lui, ascoltavo il suo filo di voce dentro di me, vedevo una presenza amorosa nelle persone a cui dovevo parlare e guarire il giorno dopo. Il cielo pieno di stelle della Palestina faceva più maestosa e bella la sua presenza.
Arrivai addirittura a dire, non senza un po' di paura di non essere capito e di scandalizzare i farisei e gli scribi di Israele, che il mio cibo era fare la volontà del Padre mio, anzi che Dio e io eravamo la stessa cosa.
Non credere che questo fare la volontà di Dio fosse, qualcosa di facile. L'ansia di potere e di fama bussavano continuamente alla mia porta, soprattutto quando la gente mi perseguitava per farmi re. Molte volte, ho avuto la sensazione di usare Dio, di fare di Lui un idolo secondo la mia misura e convenienza.
Ci sono stati dei momenti in cui il cammino è diventato più duro. Ci sono stati momenti di solitudine e di sconfitta a causa dell'incomprensione e dell'abbandono dei miei amici. Vivere la relazione con Dio come Padre fu allora un'esperienza dolorosa, soprattutto nel momento della verità, quando la mia vita scorreva inesorabilmente verso la morte.
Nell'orto degli ulivi, il sudore e il sangue inzupparono la mia tunica. Dio rimaneva muto di fronte alla mia passione e alla mia morte. La gente ai piedi della croce mi ricordava con ironia che sempre avevo chiamato Dio Padre e sulla croce arrivai a dubitare di Lui. Però finalmente vinsi la tentazione. Mi misi nel buio tunnel della morte convinto di una cosa sola: Dio era mio Padre e Lui sapeva cosa farsene della mia vita.
Il giorno di Pasqua fu, e continua ad essere, la prova che lui non era nel torto. Quel giorno Dio gridò all'umanità intera e continua a farlo fino ad oggi, che la Croce è la fonte da dove sgorga la vita; che il chicco di grano, se non muore, non produce frutto; che una candela deve consumarsi pian piano se vuole illuminare; che il sale per dare sapore deve sciogliersi; che il lievito deve mescolarsi con la massa fino a scomparire per fare un buon pane per tutti, soprattutto per i più poveri ed emarginati.
Gesù di Nazareth May 30 VERSO DOVE?Don Aldo Rabino, Vivere non è un assurdo
Com'è facile parlare dell'oppressione dei popoli, della violenza! Le chiacchiere sono un alibi per nascondere il pensiero; ma, molto più, per seppellire i fatti. Il grido "ho fame", "ho sete", "non ho casa", "sono nudo" ha sempre attraversato la terra e turbato il cuore dei ricchi, ma era un'emozione necessaria per dare uno sfondo alla festa.
Parlare, sentire, commuoversi è facile.
Difficile è scendere nel concreto, lasciare la superficie e calarsi a fondo nella realtà. Cos'è che c'impedisce, ci frena, ci paralizza? Se ci riflettiamo bene è la paura di non poter più - imboccata la strada di una scelta radicale per i poveri - tornare indietro. Eppure la fede senza le opere è morta, non si può dire d'essere cristiano senza una scelta radicale, con tutto ciò che di scomodo questa comporta.
Cristo è stato esplicito - "Andate, predicate, battezzate" - lui ha vissuto nella propria carne il sapore della testimonianza, del logorio, il patimento di dover essere accolti a sassate, di essere derisi e infine di essere messi a Morte. Credere nei poveri è lavorare, è un buttarsi dentro.
Non servono le mie o le tue idee. Serve il mio e il tuo impegno, messi insieme e vissuti in mezzo ai poveri. L'uomo del duemila non ha bisogno di parole ma di fatti, di cose concrete. Il mondo soffre per la guerra e la fame. Ma forse soffre più per la mancanza di gesti vivi, di realtà concrete, di piccole cose e attenzioni. Ma qual è la meta? Aiutare i poveri, quelli che hanno realmente bisogno, coloro che un po' tutti insieme abbiamo emarginato e messi da parte.
L'aiutare i poveri richiede atti di amore continuati, esige un buttarsi via, stando con loro. Non sono cose da dire ma da fare. Troppe volte sono state predicate, dimenticando che la vera sensibilizzazione è cio che Facciamo e cio che siamo. Alla base di questa conversione ci sta il lavoro; il lavoro duro che è fatica, che è sudore. "Lavoro non chiacchiere". Ciò che mette in crisi gli altri è il fare noi le cose, stando nel duro, anziché fare chiacchiere dure o discorsi da duri. Il gioco è questo: "perdere un po' alla volta noi stessi per aiutare poco alla volta gli altri".
È una strada dura, ci parrà di soffocare, ma alla fine saremo contenti di non aver chiuso la vita in passivo. Allora finalmente saremo uomini! May 18 ETICA(Clive Staples Lewis, Il cristianesimo così com'è, Adelphi)
Alcuni dicono che comportarsi bene, se non significa fare ciò che giova a un determinato individuo in un determinato momento, significa tuttavia fare ciò che giova all'insieme del genere umano; e che quindi in questo non c'è niente di misterioso. Gli esseri umani, in fin dei conti, non sono privi di senno, e capiscono che si può essere veramente sicuri o felici soltanto in una società nella quale ognuno agisca correttamente; per questo cercano di comportarsi bene. Ora, è verissimo che sicurezza e felicità possono derivare soltanto dall'onestà, equità e gentilezza reciproca degli individui, classi e nazioni. E' una delle verità più importanti del mondo. Ma come spiegazione del nostro modo di sentire riguardo al giusto e all'ingiusto, alla ragione e al torto, è fuor di proposito. Se io chiedo: "Perché dovrei essere altruista?" e voi rispondete: "Perché giova alla società", io posso ribattere: "Perché dovrei curarmi di ciò che giova alla società, quando non giova a me personalmente?"; e voi allora dovrete dire: "Perché bisogna essere altruisti", il che ci riporta al punto di partenza. Dite una cosa vera, ma non fate un passo avanti. |
.guestbooK |
Lascia un saluto,ne saremo felici Benvenuti nell'angolino del nostro "IO", che il Signore nostro Dio, vi benedica tutti quanti. Ricordiamoci sempre che
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